Un clamoroso caso di presunta malasanità giunge in Tribunale ad Arezzo, dove un urologo dell’ospedale San Donato rischia il rinvio a giudizio per lesioni gravissime a seguito di una diagnosi rivelatasi errata.
La vicenda risale al novembre 2018, quando un uomo, all’epoca 64enne e oggi 68enne, fu sottoposto a un intervento chirurgico di amputazione del pene. L’operazione fu decisa in seguito al sospetto di una grave patologia tumorale.
Diagnosi fatale: da cancro a sifilide
Come riportato anche dal Corriere di Arezzo, la drammatica scoperta è arrivata solo dopo l’intervento: gli esami istologici, che i legali del paziente definiscono “tardivi”, hanno infatti smentito l’esistenza del tumore. Il paziente non era affetto da una forma cancerosa che richiedesse l’asportazione demolitiva, bensì da una forma di sifilide curabile con una terapia farmacologica.
L’intervento, pur tecnicamente riuscito, si è dunque rivelato non necessario. Il paziente, vittima di un danno gravissimo, ha intrapreso azioni legali chiedendo un risarcimento.
Urologo a rischio processo
Il caso è giunto all’attenzione del giudice dell’udienza preliminare, Claudio Lara, al quale spetta ora il compito di valutare la richiesta di rinvio a giudizio per l’urologo che eseguì l’operazione.
Inizialmente, il pubblico ministero Laura Taddei aveva chiesto l’archiviazione del caso. Tuttavia, gli avvocati del paziente si sono opposti alla decisione e, dopo un’udienza tenutasi alla fine del 2022, il giudice per le indagini preliminari Giulia Soldini ha accolto l’opposizione, disponendo l’imputazione coatta del medico per lesioni gravissime.
Il medico si trova ora sotto accusa per aver causato un danno permanente e irreparabile al paziente, basato su quella che, secondo l’accusa, è stata una diagnosi errata e affrettata. (fonte ansa)



