Il Governo ha impresso un’accelerazione significativa alla riforma fiscale sui carburanti, anticipando di ben cinque anni l’allineamento delle accise tra benzina e gasolio.
La misura, contenuta nella bozza della manovra economica, prevede un’accisa unica a 672,90 euro per mille litri a partire dal 1° gennaio 2026, uniformando di fatto il prezzo fiscale dei due combustibili.
La svolta fiscale: riduzione per la benzina, aumento per il diesel
L’obiettivo dichiarato del provvedimento è il superamento del cosiddetto “sussidio ambientalmente dannoso EN.SI.24”, come elencato nel Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli. Per raggiungere l’equità fiscale e ambientale, la manovra interviene con una modulazione delle aliquote:
- Benzina: L’accisa subirà una riduzione di circa 4 centesimi di euro al litro (precisamente $4,05$ centesimi).
- Gasolio (diesel): L’accisa vedrà un aumento di pari entità (circa $4$ centesimi di euro al litro).
Questo allineamento, che il decreto legislativo di marzo scorso prevedeva solo entro il 2031, segna la fine di un vantaggio fiscale storico per il diesel.
Le motivazioni: sostenibilità e superamento dei sussidi
La decisione di anticipare la riforma mira a favorire una maggiore equità ambientale, eliminando i vantaggi fiscali del gasolio, che da anni è considerato più inquinante rispetto alla benzina. Questo passo è accolto con favore dagli ambientalisti, i quali hanno a lungo richiesto l’eliminazione dei benefici per il diesel.
Il testo della bozza motiva chiaramente la scelta come una misura cruciale “ai fini del superamento del sussidio ambientalmente dannoso”, ponendo l’Italia in linea con le politiche di riduzione degli incentivi che danneggiano l’ambiente.
Le reazioni e i timori di rincari per i consumatori
Mentre la svolta è celebrata come un successo sul fronte della sostenibilità, sul piano economico crescono le preoccupazioni tra consumatori e autotrasportatori. L’aumento dell’accisa sul diesel si tradurrà inevitabilmente in un incremento del prezzo finale alla pompa, impattando sui bilanci familiari e aziendali.
Gli esperti stimano che, per i veicoli privati, l’aumento potrebbe riflettersi in 3-4 euro in più per ogni pieno. L’impatto maggiore è atteso però sul settore della logistica e del trasporto merci, che si basa in larga parte sul gasolio. Un incremento dei costi logistici potrebbe, di conseguenza, innescare un aumento dei prezzi al dettaglio per i beni di consumo.
L’anticipo di cinque anni della riforma rappresenta un segnale forte da parte del Governo in merito all’impegno per l’ambiente, ma richiede ora un’attenta valutazione delle ricadute economiche sul sistema produttivo e sui consumi.



