Una vasta e mirata operazione di controllo, condotta congiuntamente dal personale ispettivo ordinario e tecnico e dal Nucleo Carabinieri Tutela del Lavoro dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) di Cosenza, ha portato alla luce una preoccupante e diffusa illegalità nel mercato del lavoro locale.
I settori maggiormente colpiti dal fenomeno del lavoro sommerso e irregolare sono risultati essere l’agricoltura, la ristorazione e l’edilizia. Il bilancio delle verifiche è particolarmente pesante, con l’irrogazione di sanzioni per un ammontare complessivo che supera gli 80mila euro.
L’agricoltura e l’emergenza del 100% di lavoro nero
Il settore agricolo ha rivelato le criticità più gravi di sfruttamento e illegalità. Su tre aziende dedite a diverse colture, il tasso di lavoro sommerso è risultato essere del 100% in tutte le realtà ispezionate.
In una prima azienda, i tre lavoratori presenti erano tutti impiegati “in nero”, un fatto che ha portato all’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale e all’applicazione della maxi-sanzione per lavoro nero. In una seconda attività agricola, l’unico lavoratore era irregolare. In questo caso, la sanzione è stata aggravata: l’attività è stata sospesa non solo per lavoro nero, ma anche per l’assenza del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), una gravissima omissione in materia di sicurezza.
La terza azienda ispezionata ha presentato la situazione più allarmante: cinque lavoratori su cinque irregolari, di cui tre sono risultati essere incollocabili (presumibilmente clandestini). Le sanzioni totali irrogate nel solo settore agricolo, tra maxi-sanzioni per lavoro nero, sospensioni e multe per illecito amministrativo con impiego di clandestini, ammontano a oltre 48mila euro.
Edilizia e ristorazione: violazioni gravi su contratti e sicurezza
L’attività ispettiva ha interessato anche i settori dell’edilizia e della ristorazione, dove le irregolarità hanno riguardato sia l’aspetto contrattuale sia la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
In un cantiere edile, sono stati scoperti due lavoratori in nero su tre presenti, pari al 66,66% di lavoro sommerso. L’attività è stata immediatamente sospesa, con l’elevazione di una maxi-sanzione di 7.800 euro e una somma aggiuntiva di 2.500 euro.
Ancora più critica è risultata la situazione in un’azienda di ristorazione di medie dimensioni, dove tutti e quattro i lavoratori presenti erano privi di regolare assunzione e copertura assicurativa (100% lavoro nero). La società è stata sospesa nell’immediatezza non solo per l’impiego massivo di manodopera non dichiarata, ma anche per gravissime violazioni in materia di sicurezza, tra cui opere abusive, mancanza di autorizzazioni e assenza di un piano di emergenza.
Per questa azienda, oltre alla sospensione immediata, è stata applicata una maxi-sanzione di 15.600 euro e una somma aggiuntiva di 5.000 euro, con l’adozione di diverse prescrizioni volte a sanare le irregolarità riscontrate.



