La vicenda relativa al Ponte sullo Stretto di Messina si fa sempre più complessa e subisce oggi un duro colpo, grazie a un’azione formale della Corte dei conti. L’associazione No Ponte ha diffuso un comunicato stampa che annuncia: “Niente via libera al ponte: la Corte dei conti blocca l’iter”.
Contro quella che l’associazione definisce la “truffa del ponte”, la magistratura contabile ha messo in chiaro i punti dolenti del progetto. Ieri, con un atto che conferma le denunce portate avanti da tempo, è arrivata la formale richiesta di deferimento alla Sezione centrale della Corte.
Le ragioni del blocco: lacune e carenze ingiustificabili
Questa volta, a valutare le carte, non c’erano commissioni tecniche “usa e getta” o membri sostituibili con nominati politici, ma giudici contabili la cui valutazione era “scontata” secondo gli attivisti. La Corte ha infatti evidenziato che il dossier sul ponte contiene criticità che non possono essere ignorate:
- Lacune Procedurali e Carenze Documentali: Mancano atti che dovrebbero costituire la spina dorsale dell’intera operazione.
- Incertezze Ambientali: I passaggi relativi alla valutazione di impatto ambientale (VIA) risultano al momento non conformi alle norme europee.
- Conti Non Chiari: Il piano economico-finanziario presenta voci di spesa non adeguatamente giustificate.
Queste non sono semplici osservazioni tecniche, ma la prova, come denuncia No Ponte, che si starebbe cercando di far passare un’enorme operazione finanziaria e territoriale senza la trasparenza e i controlli obbligatori.
Propaganda e contratto inesistente
Mentre la Corte dei conti chiede chiarezza, il contraente generale, Webuild, prosegue in una “propaganda costosissima”, avviando selezioni e annunci di lavoro in nome di un progetto la cui esecutività è ben lontana dall’essere concreta e il cui contratto generale è, ad oggi, ancora giuridicamente inesistente.
“Mentre si rincorrono proclami e aperture di cantieri che non esistono, si continua a raccontare agli italiani la favola dello sviluppo, riproponendo ricette vecchie e stantie,” si legge nel comunicato.
L’appello alla mobilitazione
L’associazione No Ponte ribadisce con fermezza che lo Stretto di Messina non può essere una pedina su cui giocare interessi privati e affaristici. “Il ponte non è progresso, è saccheggio: sottrazione di risorse pubbliche alla scuola, alla sanità, ai trasporti locali e alle opere davvero utili per il territorio.”
La sospensione decisa dalla Corte e il rinvio alla Sezione centrale dovrebbero rappresentare, per l’associazione, un’importante occasione per fermare questa “follia” e fare piena chiarezza su una “speculazione criminale ai danni degli italiani — e soprattutto di calabresi e siciliani”.
Tuttavia, con un governo che ha modificato le leggi per far avanzare il progetto, il rischio di nuove forzature è concreto. Per questo motivo, No Ponte invita a intensificare le iniziative di informazione e denuncia, e a mobilitarsi con maggiore forza, a partire dalla grande manifestazione del 29 novembre a Messina.



