La recente decisione del Gruppo TIM di avviare la procedura di cessione del ramo d’azienda Telecontact Center, che impiega circa 1.600 lavoratori in Italia, di cui 400 nella sede di Catanzaro, solleva forti preoccupazioni.
Enzo Bruno, consigliere regionale del gruppo Tridico Presidente, ha definito questa mossa una “scelta miope e pericolosa” che mette a rischio la stabilità occupazionale di centinaia di famiglie.
Trasferimento in DNA: cambia la ragione sociale, non le mansioni
L’operazione in questione prevede il conferimento dell’intero ramo d’azienda Telecontact — che include dipendenti dislocati tra Catanzaro, Caltanissetta, Napoli, Roma, L’Aquila, Milano, Ivrea e Aosta — a una nuova società denominata DNA.
DNA è una società a responsabilità limitata di recente costituzione, interamente controllata da Gruppo Distribuzione. Con l’incorporazione di Telecontact e Gruppo Distribuzione, la nuova entità gestirà in appalto attività di call center per diverse imprese, inclusa la stessa TIM.
Il consigliere Bruno ha precisato che non si tratta di licenziamenti immediati, poiché la normativa vigente impone la continuità occupazionale. Tuttavia, il trasferimento dei lavoratori fuori dal Gruppo TIM comporta la perdita di un “presidio industriale fondamentale”. L’operazione, pur mantenendo le stesse mansioni, “cambia la natura del rapporto di lavoro e apre una stagione di incertezza”, trasferendo i dipendenti in una nuova azienda “con un’altra partita economica e con garanzie tutte da verificare”.
Logiche finanziarie contro patrimonio sociale
Secondo Enzo Bruno, la decisione di TIM risponde a logiche esclusivamente finanziarie e non industriali. L’obiettivo dell’azienda di telecomunicazioni sarebbe quello di trasformare un costo del personale in un costo per servizi esterni, ottenendo un “vantaggio contabile funzionale ad alleggerire il bilancio”.
Questa manovra, pur rappresentando un “risparmio minimo per un gruppo che fattura miliardi”, è giudicata come “devastante sul piano sociale e territoriale”. Il consigliere ha ricordato che operazioni simili nel settore delle telecomunicazioni hanno già avuto esiti negativi in passato, accentuando la dimensione politica della vertenza. Bruno ha inoltre ribadito che Telecontact non è un costo da eliminare, ma un “patrimonio di professionalità e competenze costruito in venticinque anni di attività”, oltre che un “presidio stabile contro la disoccupazione e lo spopolamento”.
Appello alle istituzioni: si apra un tavolo di confronto
Di fronte alla gravità della situazione, il consigliere Bruno ha rivolto un appello diretto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, invitandolo a non restare in silenzio.
L’esortazione è a intervenire “con forza presso il Governo e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy” per richiedere chiarimenti a TIM e per garantire il mantenimento delle attuali condizioni occupazionali e contrattuali dei lavoratori. La richiesta è chiara: “È necessario aprire subito un tavolo istituzionale con Regione, sindacati e azienda, per evitare che una manovra puramente societaria produca un disastro sociale”. Per Bruno, le istituzioni hanno il dovere di schierarsi “dalla parte dei lavoratori, non dei bilanci societari”.



