HomeEconomiaEconomia e LavoroIl caro energia frena la Calabria:...

Il caro energia frena la Calabria: imprese e famiglie sotto pressione

L’energia continua a rappresentare un ostacolo significativo per l’economia calabrese. È quanto emerge dal report “Le sfide energetiche della transizione green per le imprese della Calabria – 2025” dell’Osservatorio Mpi Confartigianato Calabria, che descrive una situazione di profonda difficoltà strutturale per il tessuto produttivo regionale.

Nel 2024, le piccole e medie imprese calabresi attive nei settori a forte impronta artigiana – come alimentare, moda, legno, metalli e manifatture – hanno sostenuto una spesa complessiva di 53 milioni di euro per l’energia elettrica. Questo dato supera di oltre 10 milioni di euro la media europea, evidenziando una distorsione competitiva che penalizza le imprese del Sud e, in particolare, quelle calabresi.

Un differenziale del 22% rispetto all’Europa

A livello nazionale, le micro e piccole imprese italiane pagano il 22,5% in più per l’energia rispetto ai competitor dell’Unione Europea. Su questo divario incidono in modo determinante tasse e oneri parafiscali, che in Italia risultano più che doppi rispetto alla media UE.

Per la Calabria, caratterizzata da un tessuto economico frammentato e artigianale, l’impatto è ancora più acuto: costi energetici elevati, margini di profitto ridotti e difficoltà a sostenere investimenti innovativi. Molte aziende sono costrette a rinviare i piani di efficientamento energetico e di transizione verde, anche in presenza di agevolazioni europee.

Il peso sui bilanci familiari

Il caro energia non grava solo sulle imprese, ma anche sulle famiglie calabresi, che nel 2024 hanno visto un aumento medio del 18% delle bollette rispetto all’anno precedente. La regione si colloca tra le più penalizzate d’Italia, a causa dell’assenza di politiche strutturali per il contenimento dei costi e di un ritardo infrastrutturale cronico nella produzione e distribuzione di energia rinnovabile. Molte aree interne, inoltre, restano non connesse alle principali reti di approvvigionamento, accrescendo le disparità territoriali.

Transizione verde al rallentatore

Nonostante le potenzialità offerte da sole, vento e mare, la Calabria segna il passo sugli investimenti green. Secondo l’Osservatorio, nel 2024 solo il 14% delle imprese calabresi ha investito in tecnologie a basso impatto ambientale o in fonti rinnovabili, contro una media nazionale del 26%.

Le principali cause di questo ritardo sono la burocrazia complessa, l’assenza di filiere industriali locali, l’accesso limitato al credito e una carenza di competenze tecniche. Una situazione che rischia di compromettere la capacità della regione di intercettare le risorse del Pnrr e dei programmi europei per la decarbonizzazione e l’innovazione energetica.

Un appello per una politica energetica del Sud

Gli esperti di Confartigianato esortano il Governo e la Regione Calabria a potenziare i meccanismi di sostegno alle imprese e ad accelerare la pianificazione energetica regionale. Vengono sollecitati incentivi mirati per la produzione distribuita, per l’autoconsumo collettivo e per la creazione di comunità energetiche, strumenti in grado di ridurre sensibilmente i costi per le Pmi e di promuovere la sostenibilità.

Il report conclude con un monito: “La transizione green non può essere un privilegio delle regioni più ricche. Per la Calabria è una questione di sopravvivenza economica e di giustizia territoriale”.