La medicina di base in Italia sta affrontando una fase estremamente critica che richiede interventi urgenti e mirati. Negli ultimi dieci anni, il Servizio Sanitario Nazionale ha registrato la perdita di oltre 7.000 medici di famiglia, equivalenti a circa il 20% del totale.
Carenza e impatto sui cittadini
La grave emorragia di professionisti ha un impatto diretto sull’assistenza territoriale. Attualmente, più di 5 milioni di cittadini si trovano senza un medico di riferimento, un dato allarmante che solleva serie preoccupazioni per il futuro della sanità pubblica. A complicare ulteriormente il quadro, nei prossimi anni è attesa la pensione di un terzo dei medici di famiglia attuali.
Come commentato dal Segretario Nazionale della UGL Salute, Gianluca Giuliano, la situazione impone una “riflessione seria sul futuro dell’assistenza territoriale”. Giuliano sottolinea che in alcune Regioni, come Lombardia, Veneto, Friuli e Valle d’Aosta, la difficoltà nel reperire un medico di base è già diventata un problema crescente ed emergenziale.
Le vere cause del declino
La drammatica carenza non è dovuta solo ai pensionamenti, ma affonda le radici in una serie di problematiche strutturali che rendono la professione poco attrattiva per le nuove generazioni:
- Elevato carico burocratico: L’eccessiva quantità di pratiche amministrative sottrae tempo prezioso all’attività clinica, riducendo il tempo dedicato al paziente.
- Insufficienza del ricambio generazionale: Nonostante la carenza, una parte significativa delle borse di studio messe a disposizione per i corsi di formazione in Medicina Generale resta non coperta, a dimostrazione dello scarso appeal del percorso.
- Condizioni economiche e professionali sfavorevoli: Il medico di famiglia subisce costi di gestione in aumento a fronte di compensi spesso stagnanti e di un carico di lavoro che può portare al burnout.
- Inadeguata programmazione: Gli errori di pianificazione a livello nazionale hanno portato ad un insufficiente numero di borse di formazione negli anni passati, creando il gap attuale.
- Invecchiamento della categoria: L’età media dei medici di famiglia è tra le più alte. La possibilità introdotta da recenti provvedimenti di prolungare l’attività fino a 73 anni (su base volontaria e fino al 2026) è una misura tampone che evidenzia la gravità della situazione.
Le proposte per rilanciare la professione
Per invertire questa tendenza negativa, la UGL Salute segnala la necessità di un rafforzamento della medicina territoriale attraverso diverse azioni chiave, volte a semplificare la burocrazia e garantire condizioni di lavoro più eque:
- Semplificazione della burocrazia: L’alleggerimento dei carichi di lavoro amministrativi è cruciale per permettere ai medici di concentrarsi sull’assistenza.
- Compensi adeguati: Garantire una retribuzione in linea con le responsabilità e l’impegno richiesti.
- Condizioni di lavoro ottimali: Creare le basi per operare “con serenità e continuità sul territorio”.
- Valorizzazione della medicina generale: Rendere i percorsi formativi più equi rispetto alle altre specializzazioni, con borse di studio adeguate e tutele professionali stabili.
Il piano straordinario della UGL Salute
Per far fronte all’emergenza, la UGL Salute propone l’avvio di un piano straordinario da condividere con istituzioni e Regioni, focalizzato su misure strutturali:
- Detassazione per i nuovi professionisti: Introdurre agevolazioni fiscali per chi inizia la carriera.
- Adeguamento delle borse di studio: Aumentare le borse di studio per il percorso formativo della medicina generale.
- Semplificazione amministrativa: Ridurre il peso burocratico.
- Integrazione nelle Case di Comunità: Garantire una chiara e funzionale integrazione dei medici di base nelle nuove strutture di assistenza territoriale.
“Solo con un approccio costruttivo e strutturale potremo garantire ai cittadini un servizio sanitario pubblico efficiente, capillare e di qualità,” conclude Giuliano.



