La Legge di Bilancio 2026 si preannuncia come una manovra a “zero fondi” per affrontare la crescente crisi abitativa in Italia.
Nonostante gli annunci di un “grande Piano casa a prezzi calmierati” da parte della premier Giorgia Meloni, il testo attuale non prevede nuovi stanziamenti per i sostegni all’affitto.
Sostegni a rischio e promesse future
Nell’ultima bozza della manovra, mancano i rifinanziamenti cruciali per due strumenti che negli anni passati avevano garantito un sostegno a migliaia di famiglie in difficoltà: il Fondo affitti e, soprattutto, il Fondo morosità incolpevole , quest’ultimo ridotto drasticamente e azzerato nel 2022, per poi essere parzialmente ripristinato con soli 30 milioni per il biennio 2025-2026.
L’assenza di nuove risorse per chi rischia di perdere la casa per cause indipendenti dalla propria volontà rappresenta il “grande assente” di questa Legge di Bilancio.
L’unico stanziamento ufficiale a oggi è limitato a 660 milioni di euro, distribuiti su più anni e, secondo quanto riportato, non ancora avviati. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha promesso che nuove risorse arriveranno dal Fondo Clima e dal Fondo Sviluppo e Coesione a partire dal 2026, ma senza fornire dettagli concreti su cifre o tempistiche. L’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) ha stimato che per affrontare seriamente il problema sarebbero necessari oltre 15 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.
La stretta sugli affitti brevi: cedolare secca al 26%
Parallelamente al mancato rifinanziamento dei fondi, l’esecutivo Meloni sta lavorando per disincentivare gli affitti brevi , con l’obiettivo di favorire i contratti di locazione a lungo termine, calmierare i prezzi e ampliare l’offerta di abitazioni per le famiglie. La proposta prevede un aumento della cedolare secca dal 21% al 26% per chi affitta la prima casa tramite piattaforme telematiche.
Su questo punto, tuttavia, la maggioranza si mostra divisa. Mentre alcuni spingono per misure di penalizzazione fiscale, altre forze politiche chiedono l’introduzione di incentivi per i proprietari che optano per gli affitti lunghi, anziché solo penalizzazioni. Anche Confedilizia ha chiesto di eliminare l’aumento della cedolare secca, proponendo invece detassazione e abbattimento dell’IMU per i contratti a canone concordato, ritenendo che per favorire gli affitti lunghi sia necessario agire sulla detassazione.
Sfratti più rapidi con una nuova Autorità
L’intervento più incisivo e immediato del governo sembra essere l’accelerazione su una proposta di legge per velocizzare gli sfratti. Il disegno di legge, depositato in Senato dal senatore Paolo Marcheschi (FdI), propone l’introduzione di una procedura amministrativa speciale per liberare gli immobili in caso di morosità superiore a due mesi. A gestire questa procedura sarebbe una nuova Autorità per l’Esecuzione degli Sfratti (Aes).
L’obiettivo dichiarato è tutelare maggiormente i proprietari di immobili e garantire loro tempi certi, spesso costretti ad attendere anni per rientrare in possesso dei propri appartamenti. Nelle grandi città italiane, si contano circa 70mila richieste di esecuzione di sfratto all’anno, l’80% delle quali è causato dalla morosità.
La richiesta di una governance chiara
L’Ance ha accolto con favore l’intenzione di utilizzare i 7 miliardi di euro europei del Fondo Sociale per il Clima per mitigare gli impatti sociali della transizione energetica, ma la presidente Federica Brancaccio ha messo in guardia sulla necessità di una governance chiara e un coordinamento nazionale per evitare la frammentazione delle competenze e garantire politiche abitative coerenti ed efficaci.
In sostanza, la Legge di Bilancio si configura come una manovra che privilegia la tutela della proprietà attraverso l’accelerazione degli sfratti, mentre lascia in sospeso il sostegno alle fasce più deboli e la questione del Piano casa a lungo termine.



