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Raffaele Viterbo, morto a 103 anni nel Vibonese l’ultimo degli internati militari italiani

Sant’Onofrio piange la scomparsa di Raffaele Viterbo, l’ultimo degli Internati Militari Italiani (IMI) ancora in vita, spentosi all’età di 103 anni.

La sua dipartita, avvenuta esattamente a novembre, ottant’anni dopo il suo ritorno dalla prigionia tedesca, segna la fine di un’epoca e la perdita di un “baluardo” della memoria storica della Seconda Guerra Mondiale.

La vicenda umana del soldato di fanteria Viterbo, così come ricostruita dalla pagina “Melissandra Sant’Onofrio”, è un potente monito al valore della scelta morale di fronte all’orrore.

Il coraggio di dire “no”

L’8 settembre 1943, in seguito all’armistizio di Badoglio, Raffaele Viterbo, come oltre 650.000 soldati italiani, scelse la via della coerenza e del rifiuto. Disertando l’alleanza con il nazifascismo, abbracciò una resistenza non armata che gli costò la libertà. Hitler, definendo questi soldati “traditori”, li privò dello status di prigionieri di guerra e della tutela delle convenzioni internazionali, riservando loro l’appellativo dispregiativo di IMI, Internati Militari Italiani.

Deportato nei campi di lavoro del Terzo Reich, inclusi territori di Polonia, Bielorussia e Russia, Viterbo conobbe la brutalità della prigionia nazista. Soffrì il freddo glaciale con ai piedi solo zoccoli di legno e patì la fame, sopravvivendo con “bucce di patate trovate nella spazzatura” e una misera “sbobba” come rancio. Ogni giorno nei lager fu un atto di sopravvivenza e di rinnovato rifiuto.

Un riconoscimento tardivo

Dopo molte peripezie e il drammatico rientro in patria tra il 1945 e il 1946, Raffaele Viterbo scelse Sant’Onofrio come sua casa, dove si stabilì sposando la moglie Maddalena. Per decenni, come molti IMI, mantenne un silenzio dignitoso sulla sua esperienza, serbando storie e segreti che, purtroppo, sono svaniti con lui.

Solo quest’anno, il soldato Viterbo aveva ricevuto la medaglia al valore dal Presidente della Repubblica Italiana, un tardivo ma fondamentale riconoscimento per essere stato uno dei primi “partigiani italiani” a scegliere con ferma convinzione la parte della libertà.

Un appello alla memoria

La sua scomparsa, però, riaccende i riflettori su una pagina della storia italiana a lungo marginalizzata, quella degli IMI, che furono gli eroi di una “resistenza senz’armi”. L’associazione Melissandra Sant’Onofrio, nel dare l’annuncio, ha lanciato un vibrante appello: dare a Raffaele Viterbo, in morte, “quello che avrebbe meritato in vita”.

L’invito è esteso a tutta la cittadinanza per i funerali di domenica 9 novembre 2025 alle ore 15.30. In particolare, viene chiesto agli studenti delle scuole elementari e medie e ai loro insegnanti di partecipare: è l’ultima occasione per onorare un vero soldato della Seconda Guerra Mondiale e per colmare le lacune di una storia non ancora completamente scritta nei libri di testo.

Le istituzioni, le associazioni locali e i rappresentanti dello Stato sono invitati a rendere omaggio al soldato Viterbo con la loro presenza e la bandiera, riconoscendo il suo sacrificio e quello di tutti gli Internati Militari Italiani per la patria. La sua vita, trascorsa nel silenzio, resta l’ultima testimonianza diretta di un’eroica prova di lealtà alla democrazia e alla libertà.