Il gruppo consiliare “Liberi e Forti”, con i consiglieri Salvatore Riga e Anna Maria Cantafora, replica alla nota diffusa dall’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Crotone in merito alla delibera n. 524 del 7 novembre 2025, che riguarda la finanza di progetto per la nuova Dialisi dell’Ospedale San Giovanni di Dio.
La critica del gruppo consiliare non si concentra sulla necessità di una nuova struttura, ma sul metodo scelto per la sua realizzazione, che definiscono un partenariato pubblico-privato (PPP) con significative implicazioni economiche e gestionali a lungo termine, ben oltre il semplice intervento edilizio.
La delibera: progettazione, gestione tecnica e trasferimento di rischi
Secondo i consiglieri, la lettura integrale della deliberazione Asp chiarisce che l’iniziativa mira a valutare l’interesse del mercato per una finanza di progetto volta non solo alla progettazione e costruzione, ma anche all’allestimento, manutenzione e gestione tecnica della nuova Unità operativa di dialisi.
Un passaggio chiave della delibera, citato dal gruppo “Liberi e Forti”, è la possibilità di trasferire al soggetto privato il rischio di costruzione e almeno uno tra il rischio di disponibilità o di domanda, un requisito necessario per qualificare l’operazione come off balance secondo la decisione Eurostat del 2004.
Questo dimostra che l’operazione non si limita all’aspetto strutturale, ma attiva una formula finanziaria e gestionale di lungo periodo. La gestione tecnica affidata al privato implica la responsabilità diretta sulla piena funzionalità della struttura, coprendo la manutenzione degli impianti, la sostituzione e il controllo dei dispositivi medici, la sanificazione e la gestione energetica. In cambio, l’Asp si impegnerebbe a pagare un canone pluriennale destinato a coprire l’investimento iniziale (progettazione, costruzione e attrezzature) e a garantire un ritorno economico al privato.
Il doppio rischio per la sanità pubblica
Il gruppo consiliare sottolinea un duplice rischio per la sanità pubblica:
- Rischio economico: L’Asp sarebbe obbligata a corrispondere i canoni anche in caso di attività ridotta o di variazioni nei fabbisogni, per non alterare l’equilibrio economico del contratto. Inoltre, future modifiche come l’introduzione di nuove tecnologie o ampliamenti potrebbero generare ulteriori costi a carico dell’azienda, richiedendo una revisione dell’accordo.
- Rischio operativo: Il modello di PPP sposta progressivamente l’equilibrio economico e operativo verso il privato, riducendo nel tempo la capacità del pubblico di intervenire liberamente sull’organizzazione del reparto.
A complicare il quadro, la delibera non specifica il valore dell’investimento, la durata del contratto o l’importo dei canoni annuali. Si tratta, quindi, di un impegno pluriennale i cui costi reali e l’impatto complessivo sul bilancio della sanità territoriale rimangono ignoti.
Scelta politica e mancanza di confronto
Secondo i consiglieri, sostenere che “non vi sia alcuna privatizzazione” e che “si tratti solo di un intervento edilizio” significa minimizzare la reale portata dell’atto, che parla espressamente di gestione tecnica, trasferimento di rischi e remunerazione del privato, elementi caratteristici della finanza di progetto.
La critica finale del gruppo “Liberi e Forti” non è contro la realizzazione della nuova Dialisi, bensì contro il metodo: si è scelta la finanza di progetto – una scelta politica e non una necessità tecnica – invece di utilizzare le risorse pubbliche già disponibili per l’ammodernamento ospedaliero. L’operazione è stata inoltre avviata senza alcun confronto con operatori sanitari, pazienti o rappresentanze istituzionali del territorio.
“La sanità è un diritto, non un investimento finanziario. Difendere la sanità pubblica significa garantire la trasparenza, la programmazione e il controllo pubblico sulle scelte che riguardano la salute dei cittadini,” concludono i consiglieri Riga e Cantafora.



