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Sciopero della fame nel carcere di Reggio Calabria: detenuti in protesta per condizioni insostenibili

Un’escalation di protesta scuote la sezione “Scilla” del carcere di San Pietro a Reggio Calabria, dove un numero crescente di detenuti ha avviato uno sciopero della fame per denunciare condizioni di vita ritenute insostenibili.

Iniziato con 23 reclusi, la mobilitazione ha raggiunto quota 47 uomini, tutti appartenenti al circuito di alta sicurezza, che da oltre dieci giorni rifiutano il cibo. La loro protesta evidenzia gravi problemi strutturali e logistici che affliggono la sezione.

Motivi della protesta e criticità

I detenuti lamentano una situazione di forte degrado, che rende difficile persino lo svolgimento delle attività più basilari. Le criticità principali includono:

  • Celle di dimensioni eccessivamente ridotte.

  • Corridoi e spazi comuni in stato di degrado.

  • Cortili per l’ora d’aria privi di ripari adeguati.

  • Limitazioni negli spazi e nelle attività quotidiane.

I 47 uomini chiedono interventi concreti di manutenzione e ristrutturazione della sezione, ribadendo che la dignità e i diritti non devono essere trascurati, nemmeno all’interno di un istituto penitenziario di alta sicurezza.

Il ruolo dei garanti e il monitoraggio

La situazione è seguita con grande preoccupazione dai garanti dei detenuti. Giovanna Russo, per la Regione Calabria, e Giuseppe Aloisio, per il Comune di Reggio Calabria, hanno effettuato numerose visite alla sezione “Scilla”.

Gli incontri con i reclusi e i controlli sanitari quotidiani confermano la gravità della situazione. Russo ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo costante con la direzione del carcere e l’amministrazione penitenziaria per dare seguito alle richieste e assicurare un minimo di tutela ai partecipanti allo sciopero.

I garanti si configurano come un intermediario essenziale tra i detenuti e le istituzioni, cercando di evitare che le segnalazioni relative al degrado rimangano inascoltate.

Un monito per le istituzioni

Lo sciopero della fame nel carcere di San Pietro riporta prepotentemente all’attenzione le criticità strutturali che affliggono molti istituti penitenziari italiani: edifici datati, problemi di sovraffollamento, degrado degli spazi e carenza di servizi essenziali.

La protesta dei 47 detenuti della sezione “Scilla” si configura come un forte monito alle istituzioni sulla necessità di investire per garantire condizioni minime di vivibilità e sicurezza all’interno delle carceri, specialmente nelle sezioni di alta sicurezza. La mobilitazione non accenna a fermarsi, mantenendo alta l’attenzione sul rispetto dei diritti fondamentali in ambito carcerario.