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Emergenza Sud: 1,4 milioni di giovani inattivi in Italia, con la Calabria oltre il 26%

L’Italia si trova di fronte a un’emergenza giovanile che richiede un intervento sistemico e urgente.

I rappresentanti di Confartigianato e CNA hanno lanciato l’allarme durante un’audizione davanti alle Commissioni riunite Cultura e Lavoro della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge per l’istituzione della Giornata nazionale per il contrasto dell’inattività giovanile.

I dati presentati sono eloquenti e sottolineano la necessità di rafforzare drasticamente il legame tra formazione e mondo del lavoro.

I numeri dell’inattività e il gap con l’Europa

La fotografia dell’inattività giovanile in Italia è preoccupante, specialmente nel confronto con la media europea. Nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, si contano 1.400.000 di giovani inattivi, una cifra che corrisponde al 23,4% della popolazione di quella fascia. Questo dato è significativamente superiore al 13,9% registrato come media dell’Unione Europea.

Ancora più allarmante è la composizione di questa platea: oltre uno su quattro di questi giovani inattivi è in possesso di una laurea. Questo elemento evidenzia che il problema non risiede unicamente nella mancanza di titoli di studio, ma in un profondo e strutturale disallineamento tra il sistema formativo e le reali esigenze del mercato.

La criticità del mismatch e il ruolo delle imprese

Le due Confederazioni hanno espresso apprezzamento per la proposta di legge, considerandola un passo utile, ma hanno enfatizzato che l’istituzione di una giornata nazionale non può prescindere da un quadro stabile e condiviso di politiche formative e occupazionali.

La vera priorità, secondo Confartigianato e CNA, è affrontare il mismatch tra le competenze richieste dalle imprese e quelle acquisite dai giovani. Molte opportunità di lavoro, infatti, restano ignorate o inaccessibili a causa di questa discrasia. È cruciale coinvolgere pienamente le imprese nell’azione di contrasto all’inattività, non solo per creare nuove occasioni, ma soprattutto per far sì che i giovani possano intercettare e valorizzare quelle già disponibili.

Segnali di miglioramento ma persistenza di forte disparità

Nonostante il quadro generale sia critico, sono stati registrati alcuni segnali positivi nel recente periodo. Tra il 2021 e il 2025 si è osservata una crescita del 7,9% nell’occupazione giovanile e una riduzione della quota di Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione) al 12,4% nel secondo trimestre 2025.

Tuttavia, l’Italia mantiene il primato tra i Paesi europei per l’incidenza di inattività giovanile e le disparità territoriali sono marcate in modo drammatico. Il Mezzogiorno si conferma l’area con la situazione più critica, con valori che superano il 19% e che raggiungono il picco del 26,2% in Calabria. Una tale concentrazione di inattività al Sud ribadisce la necessità di una risposta sistemica e di politiche mirate che tengano conto delle specificità regionali.

L’audizione ha quindi ribadito che l’impegno per una giornata celebrativa deve essere supportato da un’azione concreta e continuativa per integrare efficacemente i giovani nel tessuto produttivo nazionale.