L’Ordine provinciale dei Fisioterapisti di Cosenza (OFI) ha messo in atto una significativa iniziativa istituzionale, inviando una comunicazione ufficiale ai Carabinieri del NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) per denunciare presunte attività abusive relative all’esercizio della professione di fisioterapista sul territorio provinciale.
Nelle ultime settimane sono state raccolte circa 20 segnalazioni di irregolarità.
L’azione nasce come conseguenza diretta di controlli interni condotti dall’Ordine e di numerose segnalazioni pervenute dagli iscritti. Queste hanno messo in luce la presenza di soggetti non qualificati e non autorizzati che starebbero eseguendo pratiche e trattamenti riservati esclusivamente ai professionisti sanitari abilitati. L’OFI ha ritenuto indispensabile l’intervento dell’autorità competente per avviare gli opportuni accertamenti, con il duplice scopo di proteggere la dignità della professione e, soprattutto, la salute dei cittadini.
La dichiarazione del presidente e del direttivo
Il presidente dell’OFI, Giuseppe Celestino, insieme all’intero direttivo, ha rilasciato una dichiarazione che sottolinea la ratio dell’intervento.
«La nostra missione è garantire che la professione del fisioterapista venga esercitata esclusivamente da chi ha i titoli e le competenze necessarie. L’abusivismo rappresenta un pericolo concreto per la salute delle persone e mina la credibilità di un’intera categoria che opera con serietà e dedizione. Abbiamo il dovere di intervenire e di segnalare alle autorità competenti ogni situazione sospetta, affinché vengano adottate le misure necessarie. La tutela dei cittadini e della nostra professione è e resterà la nostra priorità».
Un segnale di vigilanza e responsabilità
Attraverso questa determinata mossa, l’OFI di Cosenza riafferma il proprio fermo impegno nel contrasto all’abusivismo sanitario e nel consolidamento del rapporto di fiducia tra i professionisti qualificati e la cittadinanza. La segnalazione ai NAS non costituisce soltanto un passo concreto verso una maggiore vigilanza, ma si configura anche come un appello alla responsabilità collettiva. La difesa della salute pubblica è infatti indissolubilmente legata alla difesa della legalità e al rispetto rigoroso delle normative che regolano le professioni sanitarie.



