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Ponte sullo Stretto: il Governo prepara una nuova delibera dopo il blocco della Corte dei Conti

Si è tenuto a Palazzo Chigi un confronto urgente sul progetto del Ponte sullo Stretto, convocato in seguito alla decisione della Corte dei conti di respingere la delibera Cipess da 13,5 miliardi destinata all’opera. L’atto non è stato registrato a causa di diverse criticità.

Il vertice è stato presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, affiancato da rappresentanti di diversi dicasteri e dai vertici della società Stretto di Messina.

Le criticità evidenziate dai giudici contabili

L’incontro si è concentrato sulle obiezioni sollevate dai magistrati, che hanno portato alla mancata registrazione dell’atto. Tra queste:

  • Documentazione insufficiente a supporto della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

  • Dubbi sul rispetto delle direttive europee in materia ambientale e di appalti.

  • Assenza dei pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Autorità dei trasporti.

La strada verso una nuova delibera

Dai resoconti dei partecipanti al tavolo tecnico emerge una linea d’azione condivisa: il Governo è orientato a procedere con la stesura di una nuova delibera, che sarà più completa e corredata da ulteriori relazioni tecniche.

Questa scelta comporta l’abbandono definitivo dell’ipotesi di una registrazione “con riserva” dell’atto bocciato.

  • Rallentamento dell’iter: La riscrittura dell’atto rende impossibile il raggiungimento dell’obiettivo, più volte indicato dal ministro Matteo Salvini, di aprire i cantieri entro l’estate.

  • Unica via per evitare lo stop totale: Nonostante il ritardo, la riscrittura è considerata l’unica soluzione per evitare ulteriori blocchi che potrebbero rendere necessaria l’apertura di una nuova gara internazionale, uno scenario che l’esecutivo intende scongiurare per mantenere la regia dell’opera in Italia.

Il nodo del costo e la gara del 2003

Il progetto attuale è profondamente diverso rispetto a quello che vinse la gara del 2003 (consorzio Eurolink). All’epoca era previsto un significativo apporto privato, mentre oggi il finanziamento ricadrebbe quasi totalmente sul bilancio dello Stato.

Tecnici del Ministero delle Infrastrutture e di Palazzo Chigi ritengono che, per scongiurare una procedura d’infrazione europea per violazione delle regole sulla concorrenza, l’incremento dei costi debba essere mantenuto entro il 50% rispetto al progetto originario. Il rispetto di questa soglia permetterebbe di non invalidare l’affidamento del 2003.

La società Stretto di Messina ha commentato che l’individuazione del percorso da seguire è ancora “prematura”, ma aveva sempre auspicato una registrazione piena e non condizionata dell’atto.

La reazione politica dell’opposizione

Sul fronte politico, l’opposizione ha espresso una dura critica. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Ketty Damante, ha attaccato l’esecutivo sostenendo che il Governo si è “arreso all’evidenza” che il Ponte “non rispetta nessun criterio, né ambientale né progettuale, tantomeno quelli Ue”.

La parlamentare ha anche sottolineato che l’opera sta “tenendo ferme risorse per quasi 14 miliardi del Fondo sviluppo e coesione”. Damante ha concluso chiedendo la restituzione dei fondi Fsc sottratti al Sud.