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Protesta a Roma per gli LSU/LPU calabresi: stipendi inadeguati e riconoscimento contributivo in bilico

Un nuovo flash mob ha avuto luogo a Roma, di fronte al Dipartimento della Funzione Pubblica in Piazza Vidoni, per accendere i riflettori sulla grave situazione degli LSU/LPU (Lavoratori Socialmente Utili/di Pubblica Utilità) della Calabria.

La protesta è stata indetta per denunciare stipendi insufficienti e il mancato riconoscimento dei contributi previdenziali per gli anni di lavoro antecedenti alla stabilizzazione.

Gli LSU/LPU costituiscono una fetta cruciale dell’apparato amministrativo calabrese, rappresentando circa il 90% della forza lavoro nei comuni della regione. Nonostante l’importanza delle loro funzioni, spesso superiori alla qualifica contrattuale, questi lavoratori si trovano ad operare con retribuzioni estremamente basse.

Stipendi sotto la soglia e un’ingiustizia sociale

Il coordinamento dei lavoratori ex LSU/LPU della Calabria, rappresentato tra gli altri da Romolo Cozza, Giulio Pignataro, Oreste Valente, Giovanni Conforti, Giovanni Muto e Gino Pettinato, ha ribadito la precarietà economica che affligge circa 4.500 dipendenti comunali in oltre 360 comuni calabresi.

  • Basse retribuzioni: Nella maggior parte dei casi, gli stipendi sono inferiori a 1.000 euro.

  • Contratti part-time penalizzanti: Esistono ancora dipendenti comunali con orario part-time (da 14 a 26 ore settimanali) che percepiscono meno di 700 euro al mese.

A questa difficoltà economica si aggiunge il danno previdenziale. Per i primi 15 anni di attività, questi lavoratori hanno prestato servizio senza il riconoscimento dei contributi, una condizione definita come un “vero e proprio lavoro nero, legalizzato dallo Stato”.

L’urgenza del Disegno di Legge Gasparri n. 539

La priorità della mobilitazione è quella di sollecitare il Governo per l’approvazione definitiva del Disegno di Legge n. 539. Presentato il 3 febbraio 2023 dal senatore Gasparri, il DdL prevede “disposizioni in materia di riconoscimento del diritto alla pensione ai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità” e mira a sanare la posizione contributiva di questi lavoratori.

Il mancato riconoscimento contributivo mette a rischio la prospettiva pensionistica di migliaia di persone, le quali, pur avendo lavorato per quasi 30 anni, non avranno una pensione adeguata. I rappresentanti del coordinamento hanno espresso forte preoccupazione:

“Siamo molto preoccupati perché presto, con l’andata in quiescenza della stragrande maggioranza di noi, migliaia di famiglie calabresi vedrà sprofondare i propri redditi sotto la soglia di povertà.”

Il percorso di sensibilizzazione avviato è finalizzato ad attirare l’attenzione del Ministero, della Regione Calabria, delle Organizzazioni sindacali e di tutti gli attori istituzionali. L’obiettivo è trovare soluzioni che assicurino la dignità a chi ha dato un contributo fondamentale alla collettività calabrese e che, dopo anni di sacrifici, è ancora costretto a lottare per i propri diritti fondamentali.