Il Comune di Cosenza ha fatto marcia indietro riguardo all’affidamento diretto di 140mila euro destinato a una società esterna per la comunicazione istituzionale. La decisione di ritirare l’atto arriva a seguito delle accese contestazioni dei gruppi di minoranza, che avevano definito la delibera come “gravemente illegittima” e uno spreco di denaro pubblico, soprattutto considerando l’esistenza di un ufficio stampa comunale già operativo.
Secondo l’opposizione, il silenzio iniziale dell’amministrazione in seguito alle denunce costituiva un segno del forte imbarazzo politico generato dalla vicenda.
Accuse di illegittimità e l’esposto all’ANAC
I consiglieri di minoranza hanno annunciato di aver già avviato le procedure per presentare un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). La base della contestazione risiede nella presunta violazione della normativa che stabilisce la netta distinzione tra l’indirizzo politico e la gestione amministrativa.
Secondo la ricostruzione fornita dall’opposizione, la Giunta avrebbe interferito direttamente nel processo decisionale, scegliendo il contraente, valutando l’offerta e disponendo l’affidamento diretto sotto soglia. Tali prerogative, invece, spetterebbero esclusivamente agli uffici dirigenziali. Una dinamica che viene descritta come un pericoloso precedente in materia di trasparenza e separazione dei ruoli all’interno dell’ente.
La contestazione sull’affidamento diretto sotto soglia
Il punto focale della critica riguarda l’uso dell’affidamento diretto, che per legge non può essere utilizzato come strumento per aggirare i principi di trasparenza, imparzialità e concorrenza. L’opposizione ribadisce con forza che le competenze relative alla scelta del contraente non spettano all’organo politico. La vicenda, secondo la minoranza, rivelerebbe una gestione opaca in cui politica e amministrazione si sovrappongono in modo improprio.
La revoca interpretata come “retromarcia forzata”
La revoca della delibera, giustificata ufficialmente dal Comune con una valutazione di adeguatezza della pianta organica interna e l’avvicinarsi della fine del mandato, è stata interpretata dai gruppi di minoranza come una scelta obbligata. Questa “retromarcia forzata” sarebbe stata innescata unicamente dal clamore mediatico e dalle pressioni politiche generatesi.
L’opposizione attribuisce il ritiro dell’atto non al merito dell’amministrazione, ma all’efficacia dell’azione di controllo svolta, che starebbe riportando l’amministrazione sui binari della legalità.
“Vittoria della trasparenza”
La minoranza interpreta l’accaduto come l’ennesimo segnale di una gestione con procedure che richiedono maggiore trasparenza e che spesso sconfinano nel campo riservato alla gestione amministrativa. La revoca dell’affidamento viene definita una “vittoria della legalità” e del controllo democratico, un risultato ottenuto grazie alla pressione politica e alla capacità di portare alla luce criticità che, in assenza di vigilanza, rischierebbero di passare inosservate.



