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Ospitalità e buone creanze. Quando il Maitre racconta i rituali della tavola. A Cosenza il libro di Yonel Gomez

Un’intensa dichiarazione di intenti da parte di un maître d’hotel che rivendica il dovere di riflettere sulle buone creanze e sul valore dell’ospitalità attraverso uno studio olistico di un fenomeno composto dalle scienze umanistiche in stretto rapporto dialettico e pedagogico.

L’autore rifiuta l’idea che la competenza nel servizio debba escludere l’elaborazione intellettuale, e propone una visione colta e umanistica del mestiere, proponendo un nuovo modello di paideia. Potrebbe essere questa la sintesi di una bella serata, a Cosenza, per la presentazione del libro di Yonel Gomez, organizzata anche da Amira.

“La nostra presenza ha reso l’evento un momento di grande valore per la nostra sezione Cosenza-Sila, sottolineando l’importanza che la cultura dell’ospitalità e la formazione sono un valore aggiunto per tutti noi”, ha avuto modo di dire Michele Giorno eletto, tra l’altro, come Revisore dei Conti nell’associazione nazionale.

“Un ringraziamento speciale va, ovviamente all’autore, Yonel Gómez, per aver condiviso la sua profonda esperienza e le sue riflessioni sulla storia e sui rituali della tavola. Il suo contributo è stato importante per la nostra professione, e ci ha regalato tantissime nozioni che mettono al centro la professione e l’arte del Maitre per avere l’eccellenza dell’ospitalità. Continuiamo a portare avanti la dignità della nostra professione.

Ringrazio il vice Fiduciario Giovanni Stefano per l’ottima organizzazione, è stata un successo. Ringrazio il nostro Fiduciario Biagio Talarico per la sua presenza e il suo contributo. Ringrazio il nostro Presidente AMIRA Claudio Recchia per il suo intervento virtuale tramite videochiamata. Ringrazio il Collega Mario Raggi sez, Lazio per le bellissime parole che ci ha dedicato tramite videomessaggio. Ringrazio tutti i soci presenti”, il suo intervento.

Il libro?

Attraverso riferimenti filosofici, letterari e storici – da Omero a Eschilo ed Euripide, da Seneca a Ivano Dionigi, da Artusi a Massimo Montanari fino a Massimo Sgrelli – l’autore delinea un percorso che vede nella convivialità e nella liturgia del cibo non solo un’esperienza estetica e culturale, ma un atto sociale e profondamente etico. Le buone creanze, siano quelle nostrane che quelle dello straniero, lungi dall’essere mera apparenza, si configurano come strumenti di coesione sociale, veicoli di rispetto reciproco e manifestazioni di educazione civica universale.

Anche il gesto più semplice compiuto a tavola — la postura, il tono, la scelta delle parole — diventa narrazione della propria storia, cifra di appartenenza e desiderio di armonia. La padronanza di queste competenze trasversali sull’ospitalità ci descrive orgogliosa il maître del futuro.

Il volume intreccia memorie autobiografiche, esperienze sul campo, osservazioni antropologiche e critiche alla società contemporanea, sempre più dominata dall’apparenza, dalla volgarità e dalla diseducazione emotiva. In un tempo in cui cultura e sapere sono spesso svalutati a favore dell’intrattenimento superficiale, l’autore invita a riscoprire nella tavola uno dei pochi luoghi in cui l’identità collettiva può ancora manifestarsi in forma armoniosa. In tale contesto, il maître non è solo un servitore, ma un intellettuale in azione, un mediatore culturale, un interprete delle differenze e custode di un’etica dell’accoglienza e del cerimoniale.

Lungi dall’offrire un ennesimo manuale normativo, egli propone una meditazione intima, filosofica e culturale sulla civiltà della tavola, dove l’ospitalità diventa atto politico e spirituale insieme: un raro esercizio di giustizia e bellezza.