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Ambulanze senza medico nel Lametino, la denuncia di Ferrari (Smi): «In pericolo la salute di 130mila persone»

Le recenti dichiarazioni del Commissario Battistini sulla situazione del servizio di emergenza-urgenza in Calabria sono al centro di una dura contestazione da parte dello Smi (Sindacato Medici Italiani).

Secondo Saverio Ferrari, delegato provinciale del sindacato e medico in servizio presso la postazione di Soveria Mannelli, le informazioni diffuse dai vertici aziendali risulterebbero errate e potenzialmente pericolose per la tenuta della salute pubblica sul territorio.

Il nodo delle ambulanze demedicalizzate e delle prestazioni aggiuntive

Uno dei punti di maggiore attrito riguarda la gestione del personale medico. La carenza di camici bianchi nelle zone individuate come critiche rimane un problema irrisolto, con i bandi per la copertura dei posti che continuano a registrare l’assenza di candidati. Il sindacato sottolinea come le richieste per l’attivazione di prestazioni aggiuntive, avanzate per i 36 dirigenti medici attualmente in servizio nel Suem dell’Asp, non abbiano trovato accoglimento.

Questa scelta gestionale avrebbe come conseguenza diretta l’impiego di numerose ambulanze prive di medico a bordo. La situazione appare particolarmente critica nell’area lametina, dove le postazioni di Lamezia, Maida, Soveria Mannelli e Falerna operano frequentemente in regime di demedicalizzazione. Tale condizione, rapportata a un bacino d’utenza di circa 130.000 abitanti e a una rete stradale complessa, viene descritta come un rischio concreto per la sicurezza dei cittadini.

Tempi di intervento e qualità del soccorso qualificato

L’analisi dello Smi si estende anche alla questione della tempestività dei soccorsi. Contrariamente a quanto riportato dalle versioni ufficiali, i tempi di percorrenza effettivi registrerebbero ritardi significativi. Vengono citati esempi relativi alla Pet di Soveria Mannelli, spesso chiamata a intervenire su codici rossi in aree distanti come Lamezia, Gimigliano o Taverna, con tempi di arrivo sul target che oscillano tra i 40 e i 60 minuti.

Il sindacato contesta inoltre la definizione di “soccorso qualificato” fornita dal Commissario in assenza della figura medica. Viene evidenziato come il medico sia l’unica figura professionale abilitata a formulare diagnosi, somministrare terapie farmacologiche d’urgenza e decidere l’eventuale stabilità del paziente durante i lunghi tragitti verso gli ospedali Hub. La presenza del medico risulterebbe fondamentale anche per evitare accessi impropri ai Pronto Soccorso, grazie alla capacità di valutare sul posto i casi meno gravi che non necessitano del ricovero.

Un modello di emergenza inadeguato al territorio

Le conclusioni dello Smi delineano un quadro di profonda preoccupazione per il futuro della sanità calabrese. Il modello di emergenza-urgenza che si intende implementare viene giudicato incompatibile con la realtà orogeografica della regione e con le attuali condizioni dei presidi ospedalieri periferici. La critica finale punta a evidenziare la distanza tra la narrazione istituzionale e le reali necessità di un sistema di soccorso che deve fare i conti con una viabilità difficile e una cronica carenza di risorse umane qualificate.