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Emergenza sanità, nel 2025 resta vuoto il 17% dei posti per medici

L’inchiesta pubblicata da La Stampa delinea un quadro preoccupante per il sistema sanitario nazionale, evidenziando una carenza di personale che attraversa l’intera penisola.

Nel 2025, circa il 17% dei posti messi a bando nelle regioni italiane è rimasto vacante, con 2.569 posizioni scoperte su un totale di 15.283.

Le specializzazioni più colpite

Il fenomeno della desertificazione dei reparti colpisce con intensità differente a seconda delle discipline, ma i dati relativi alle aree più usuranti e ai laboratori sono allarmanti:

  • Emergenza e urgenza: quasi la metà dei posti (47%) non viene assegnata.

  • Laboratori e diagnostica: in ambiti come anatomia patologica, radioterapia, microbiologia e medicina nucleare, la quota di posti vacanti supera il 60%.

La fuga all’estero e il nodo dei medici di base

Oltre alla mancata copertura dei nuovi posti, si registra un’uscita costante di professionisti già formati. Dal 2020, più di 5mila medici hanno abbandonato l’Italia in cerca di retribuzioni più elevate e migliori condizioni lavorative oltreconfine.

Parallelamente, la medicina territoriale soffre una pressione crescente. Il numero di medici di famiglia è sceso drasticamente, passando dai 46mila del 2002 ai 36mila attuali. Nel 2024, il 15% delle borse di studio destinate a questa categoria non è stato assegnato, con situazioni particolarmente critiche in Toscana, Veneto e nelle Marche.

Prospettive e criticità future

Le previsioni per i prossimi anni indicano un possibile peggioramento della situazione. L’invecchiamento della classe medica attuale e l’ondata di pensionamenti prevista entro il 2031, uniti a un turnover insufficiente, pongono seri interrogativi sulla sostenibilità dell’accesso alle cure.

Senza interventi strutturali o nuovi incentivi volti a ridare attrattività alla professione, il rischio concreto è una riduzione della tempestività e della qualità dell’assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale.