HomeSanitàMobilitazione all'ospedale di Cariati: la lotta...

Mobilitazione all’ospedale di Cariati: la lotta per la sanità non si ferma

Il 31 dicembre l’ospedale Vittorio Cosentino di Cariati ha ospitato un nuovo sit-in a difesa del diritto alla salute, organizzato da Nursind Cosenza e dal movimento Le Lampare Basso Jonio Cosentino.

L’iniziativa ha segnato l’ennesimo Capodanno trascorso a denunciare l’abbandono istituzionale e le criticità di un sistema sanitario che appare sempre più fragile.

La partecipazione di cittadini, studenti fuorisede e lavoratori ha testimoniato la volontà di non rassegnarsi a un territorio privo di cure essenziali, nonostante la prolungata assenza di risposte da parte della classe politica locale.

Durante la manifestazione sono intervenuti Jesus Paula Carvalho, docente presso l’Istituto del Cancro dell’Università di San Paolo, e Nicodemo Nico Capalbo per il Nursind. Tra i momenti significativi si segnala la visita del professor Pasquale Tridico e l’attenzione dei media nazionali.

Il dibattito ha messo in luce la discrepanza tra gli annunci ufficiali e la realtà dei fatti: reparti di pronto soccorso e medicina risultano riattivati solo sulla carta, mentre persistono carenze di personale in settori vitali come la dialisi, la radiologia e i servizi diagnostici.

Le richieste inviate alla Regione Calabria, all’Asp di Cosenza e al Comune di Cariati puntano a ottenere trasparenza su punti cruciali per la sicurezza della popolazione. Gli attivisti pretendono la pubblicazione di un cronoprogramma dettagliato per i lavori e l’attivazione dei servizi previsti per legge, oltre a chiarimenti urgenti sulla piattaforma dell’elisoccorso H24 e sull’operatività del laboratorio.

Senza l’assunzione di medici e infermieri e una tempistica certa per l’attuazione del decreto di apertura, ogni promessa rischia di trasformarsi in mera propaganda.

L’azione simbolica dell’ultimo dell’anno rappresenta solo una tappa di una mobilitazione destinata a inasprirsi. Gli organizzatori hanno ribadito la determinazione a proseguire la protesta qualora le istituzioni dovessero continuare a ignorare le necessità del territorio, paventando anche l’occupazione degli uffici dirigenziali. La dignità di una comunità che rivendica servizi minimi resta al centro di una battaglia che non accetta ulteriori ritardi o mancate assunzioni di responsabilità.