Il 2026 si apre sotto il segno della protesta, con un calendario di agitazioni che promette di paralizzare i collegamenti nazionali e i servizi essenziali già nelle prime due settimane dell’anno.
Dopo un 2025 caratterizzato da un’elevata conflittualità, il nuovo anno eredita una tensione sindacale mai sopita, concentrata soprattutto nel comparto della mobilità e dell’istruzione.
Gennaio nero per trasporti e scuola
Le prime avvisaglie si avvertiranno l’8 gennaio, con disagi localizzati che colpiranno Napoli (personale Eav), l’Abruzzo e Bolzano. Tuttavia, la vera prova del fuoco per viaggiatori e famiglie arriverà tra il 9 e il 10 gennaio. In queste 48 ore si incroceranno gli stop dei voli (Easyjet e Vueling in testa), del personale ferroviario di Rfi e dell’intero comparto scuola.
“Il diritto allo sciopero resta l’unico strumento per denunciare condizioni lavorative ormai insostenibili”, commentano diverse sigle sindacali coinvolte, sottolineando come la mobilitazione del settore istruzione sia una risposta diretta alle politiche del ministero del Merito.
Il 13 gennaio la protesta si sposterà su strada con lo sciopero nazionale dei taxi (con la sola esclusione dell’Umbria). Le auto bianche si fermeranno per 24 ore contro la deregolamentazione del settore e l’uso delle piattaforme digitali. “Non è solo una questione di tariffe, ma di difesa di un servizio pubblico essenziale contro l’abusivismo”, spiegano dai sindacati di categoria.
L’eredità di un 2025 turbolento
L’attuale ondata di proteste segue un anno, il 2025, che ha visto i trasporti protagonisti assoluti della scena sindacale. Con 626 proclamazioni solo in questo settore, la mobilità italiana si conferma il principale terreno di scontro. Complessivamente, lo scorso anno ha contato 536 scioperi effettivi, con una media impressionante di oltre uno al giorno, culminati nell’agitazione generale del 12 dicembre contro la manovra finanziaria.



