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Indennità d’oro agli ex consiglieri regionali: la denuncia del Si Cobas Calabria

Mentre la Calabria affronta le sfide di un nuovo anno segnato da incertezze economiche, la politica regionale finisce sotto i riflettori per una decisione destinata a sollevare aspre polemiche.

L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha infatti approvato lo stanziamento di 350 mila euro destinati alle indennità di fine mandato per 23 ex consiglieri non rieletti. Il sindacato Si Cobas Calabria ha sollevato il caso, puntando il dito contro quello che definisce un privilegio lontano dalla realtà vissuta dai cittadini.

Il meccanismo burocratico permette a chi ha ricoperto la carica elettiva di ottenere una buonuscita significativa a fronte di un contributo minimo. Con un versamento mensile di poco superiore ai 150 euro, pari al 3% dell’indennità di carica, gli ex rappresentanti maturano un premio di 5100 euro per ogni anno di legislatura.

Per l’ultimo mandato, durato quattro anni, la somma finale supera i 20.000 euro a persona. Questa equiparazione tra il mandato elettivo e una comune attività lavorativa dipendente rappresenta, secondo il sindacato, una profonda anomalia normativa ed etica.

Il contrasto con l’emergenza sociale

La critica mossa dal Si Cobas non si ferma ai numeri, ma tocca le corde del disagio sociale che attraversa il territorio calabrese. Il sindacato pone interrogativi diretti alla Presidenza del Consiglio e a chi ha avallato il provvedimento, chiedendo come sia possibile giustificare tali cifre di fronte a chi vive senza lavoro o sussidi. Il confronto diventa impietoso quando si citano i circa 4 mila tirocinanti di inclusione sociale (TIS), lavoratori che attendono una stabilizzazione e sopravvivono con 700 euro al mese, privi di copertura contributiva.

Oltre ai precari, la nota del sindacato richiama l’attenzione sulla crisi abitativa. Il mancato finanziamento del bonus affitti ha lasciato molte famiglie nelle graduatorie bloccate, esposte al rischio concreto di sfratti esecutivi. In questo contesto, le scelte della “casta” vengono viste come una difesa di privilegi che alimenta inevitabilmente l’astensionismo elettorale, in costante crescita nella regione.

La voce della protesta

Il sindacato esprime amarezza per una politica che sembra interessata esclusivamente a tutelare se stessa, ignorando il vissuto quotidiano della popolazione. Attraverso una nota ufficiale, i rappresentanti del Si Cobas hanno dichiarato: “Perché a questi ex consiglieri regionali deve essere concesso ciò che per tutte le altre categorie di lavoratori è invece vietato?”. Il richiamo all’etica serve a sottolineare il distacco tra i palazzi del potere e le strade della Calabria.

L’intervento si chiude con un riferimento amaro alla condizione di fragilità di molti calabresi, citando un antico detto popolare: “u cana muzzica sempa u sciancatu” (il cane morde sempre il poveretto già zoppo). È un augurio di buon anno che suona come un monito per una classe dirigente chiamata a rispondere della gestione delle risorse pubbliche in una terra che non può più permettersi distrazioni o favoritismi.