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Ospedali al limite: il picco influenzale mette in ginocchio i Pronto soccorso

Le strutture ospedaliere italiane stanno affrontando una fase critica a causa dell’apice stagionale delle sindromi influenzali, previsto proprio per questo periodo. La saturazione delle aree di emergenza è ormai diffusa: i reparti di Pronto Soccorso sono al limite della capienza, con numerosi degenti costretti a soste prolungate sulle barelle in attesa che si liberino posti nelle unità di degenza. Parallelamente, il personale del 118 è sottoposto a ritmi di lavoro straordinari per far fronte all’elevato numero di chiamate. Sotto il profilo clinico, si osserva un incremento diffuso delle complicanze polmonari, mentre si registra una nota positiva sul fronte delle bronchioliti da virus respiratorio sinciziale, i cui casi sono in calo grazie all’efficacia delle campagne vaccinali.

La piaga del “Boarding” e il rallentamento dei soccorsi

La situazione nei dipartimenti d’emergenza su scala nazionale evidenzia una crescita significativa degli ingressi, che colpisce in particolar modo i soggetti più vulnerabili. Questo scenario ha esacerbato il cosiddetto fenomeno del “boarding”, ovvero la permanenza forzata dei pazienti in barella all’interno del Pronto Soccorso per mancanza di letti nei reparti.

Alessandro Riccardi, alla guida della Simeu (Società Italiana della Medicina di Emergenza Urgenza), ha sottolineato come la radice del problema risieda nella difficoltà di dimettere i pazienti già ricoverati, spesso caratterizzati da quadri clinici complessi e fragilità che richiedono tempi di gestione più lunghi. L’impatto sulla fluidità del sistema è matematico e preoccupante: secondo Riccardi, la presenza di ogni singolo paziente in “boarding” posticipa di circa 19 minuti l’accettazione di nuovi utenti. Di conseguenza, una ventina di malati in attesa di trasferimento possono generare ritardi che superano le tre ore per chiunque debba ancora accedere alle cure d’urgenza.