La stagione influenzale sta entrando nel vivo e, con essa, cresce il numero di pazienti che necessitano di assistenza ospedaliera a causa di problemi respiratori acuti. Sotto i riflettori c’è in particolare la nuova variante K, che sta mettendo a dura prova le strutture sanitarie. Secondo le proiezioni della SIMG (Società Italiana dei Medici di Medicina Generale), il momento di massima diffusione del virus è previsto per l’ultima settimana di gennaio, ma gli esperti avvertono: i contagi potrebbero trascinarsi con una “coda” residua fino alla prossima primavera.
Le previsioni: quando arriverà il picco massimo?
Stando alle analisi statistiche, la fase più acuta dell’epidemia è ormai imminente. Sebbene il picco sia atteso entro la fine del mese, la pressione sugli ambulatori e sui pronto soccorso rimarrà elevata per diverse settimane a seguire. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità confermano che l’incidenza tra gli adulti è di circa 14 casi ogni mille persone, ma il numero schizza a 37 su mille se si guarda alla fascia dei bambini più piccoli (sotto i 4 anni).
I virus dominanti e la sfida della diagnosi
Attualmente, i ceppi del tipo A (sottotipi H1N1 e H3N2) sono i principali responsabili della febbre alta tra la popolazione. Tuttavia, la situazione è resa più complessa dalla circolazione simultanea di altri agenti patogeni, come il SARS-CoV-2, il virus sinciziale e i rhinovirus. Questa “convivenza” di diversi virus rende spesso difficile distinguere le patologie senza test specifici, soprattutto nei soggetti più fragili.
Aumento dell’occupazione dei posti letto
I ricoveri per forme gravi sono concentrati in un periodo di tempo molto ristretto, causando saturazione in diversi reparti. Le complicazioni più serie colpiscono maggiormente gli anziani, chi soffre di malattie pregresse e chi ha scelto di non vaccinarsi. Il sottotipo A(H1N1), in particolare, sembra essere quello più aggressivo nel causare polmoniti e gravi insufficienze respiratorie.
La guida ai farmaci: cosa usare e cosa evitare
I medici della SIMG raccomandano di non ricorrere al “fai da te” e di evitare l’abuso di medicinali non necessari:
- Paracetamolo: rimane il farmaco d’elezione per abbassare la temperatura e ridurre i dolori, purché si rispettino i dosaggi consigliati.
- No al cortisone: è sconsigliato nelle fasi iniziali perché può indebolire la risposta immunitaria naturale.
- Antibiotici: sono totalmente inutili contro i virus; vanno presi solo se il medico sospetta una sovrapposizione batterica.
- Antinfiammatori (FANS): possono essere usati, ma con estrema cautela e sotto consiglio clinico.
Come comportarsi con la febbre alta
Un errore comune è spaventarsi eccessivamente per la temperatura elevata. Come spiegato dagli esperti SIMG, la febbre è un segnale positivo: indica che l’organismo sta combattendo l’intruso. Tuttavia, se la temperatura non scende nonostante l’uso di antipiretici o se lo stato generale del paziente peggiora drasticamente, è fondamentale richiedere una valutazione medica immediata per prevenire evoluzioni negative.



