Il futuro del S. Anna Hospital di Catanzaro è a un bivio. Un recente incontro tra gli imprenditori Citrigno e Noto ha riacceso i riflettori sulla struttura, mettendo sul tavolo una proposta di riconversione che potrebbe salvare il destino di 100 lavoratori e restituire alla città un polo sanitario fondamentale. Tuttavia, il tempo stringe: la fine di gennaio 2026 rappresenta l’ultima finestra utile per evitare la chiusura definitiva.
La proposta degli imprenditori e il nodo dei debiti
Durante la riunione è emersa la volontà degli imprenditori di sanare, entro la fine del mese, il debito residuo di 20 mila euro relativo al canone di fitto. Si tratta dell’ultima rata di un impegno che ha già visto un investimento di 220 mila euro per una struttura che, al momento, resta chiusa e sotto curatela. Gli investitori sono pronti a procedere, ma a una condizione precisa: il Dipartimento Salute della Regione Calabria deve fornire garanzie concrete sull’operatività della struttura e sull’autorizzazione a erogare prestazioni sanitarie.
L’appello di USB al Presidente Occhiuto
Il sindacato USB ha preso una posizione netta, chiedendo pubblicamente al Presidente della Regione e Commissario alla sanità, Roberto Occhiuto, di partecipare personalmente al prossimo tavolo tecnico fissato per martedì 20 gennaio. Secondo il sindacato, l’incontro presso la sede regionale potrebbe essere risolutivo per sbloccare l’impasse burocratica che impedisce l’avvio delle attività.
La piaga della migrazione sanitaria
Il caso S. Anna non è solo una vertenza occupazionale, ma una questione di diritto alla salute. La Calabria spende ogni anno oltre 300 milioni di euro per la migrazione sanitaria, risorse che finiscono nelle casse di altre regioni perché i cittadini calabresi non trovano risposte sul proprio territorio. “Curarsi non può essere un privilegio, è un diritto costituzionale anche per i calabresi”, ricorda il sindacato, sottolineando come migliaia di persone rinuncino oggi alle cure a causa delle lunghe liste d’attesa.
Un monito alla politica locale
L’appello è rivolto anche alla politica cittadina, rea in passato di non aver lottato a sufficienza per evitare il declino della clinica. In una regione che invecchia e che vede i giovani laureati emigrare, investire in strutture qualificate come il S. Anna Hospital significherebbe creare occupazione di alto livello e ridurre i costi sociali ed economici per le famiglie. La scadenza di fine gennaio non ammette ulteriori ritardi: senza un segnale dalla Regione, l’investimento degli imprenditori decadrà, scrivendo la parola fine sulla storia della struttura.



