La scomparsa di Antonio Sommario, operaio forestale di 64 anni e stimato delegato sindacale della CGIL, ha squarciato il velo sulle criticità strutturali che affliggono le aree interne della Calabria.
Non si tratta di un evento isolato, ma di un dramma che accende i riflettori su un territorio che si sente prigioniero della propria geografia e dell’inefficienza burocratica.
La lettera aperta indirizzata al Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, dal capogruppo in Consiglio Comunale Eugenio Celestino, trasforma il dolore in una denuncia politica e sociale senza precedenti.
Il fallimento del diritto alla salute
Il fulcro della protesta risiede nell’assenza di presidi sanitari minimi in una zona dove il tempo è il fattore determinante tra la vita e la morte. Celestino sottolinea come la fine di Antonio non possa essere archiviata come un caso del destino, definendola senza mezzi termini un’annunciata “morte di Stato”. Il grido che si leva da Longobucco è quello di una comunità che rifiuta la logica dei numeri per rivendicare il diritto costituzionale alla cura.
“Senza un’ambulanza medicalizzata fissa e senza un punto di primo intervento reale, siamo condannati ad essere dei cittadini di serie B”, scrive Celestino, evidenziando inoltre il paradosso di una convenzione tra l’ASP di Cosenza e una ODV che risulterebbe inoperante nonostante gli atti ufficiali. La domanda che la comunità pone alle istituzioni è chiara: chi doveva vigilare affinché quei servizi fossero realmente attivi sul territorio?
L’assedio infrastrutturale del Viadotto Ortiano 2
Alla fragilità sanitaria si somma il calvario della mobilità. Il ritardo nel completamento dei lavori sul Viadotto Ortiano 2, lungo la statale Sila-Mare, rappresenta una barriera fisica invalicabile per i mezzi di soccorso. Nonostante la consegna fosse prevista per settembre 2025, l’opera risulta ancora incompiuta nel 2026. Questo cantiere aperto non è solo un disagio per i pendolari, ma una minaccia costante per chiunque abbia bisogno di raggiungere d’urgenza gli ospedali di riferimento.
La lettera si conclude con una lista di richieste urgenti e non più rimandabili per garantire la sopravvivenza del borgo e delle sue frazioni. Dalla medicina di base a Destro, Manco e Ortiano, fino a un piano di emergenza straordinario per le aree interne, Longobucco chiede risposte immediate. La comunità pretende che la politica passi dai sopralluoghi ai fatti, per evitare che il silenzio istituzionale diventi complice di ulteriori ingiustizie.



