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Statale 106, il racconto delle vite spezzate: un libro raccoglie le voci delle famiglie

Per oltre un decennio l’Organizzazione di Volontariato Basta Vittime sulla Strada Statale 106 ha operato in prima linea contro le criticità della più pericolosa arteria calabrese.

Attraverso campagne di sensibilizzazione e denunce rigorose sui ritardi degli enti preposti, l’associazione ha sempre mantenuto una posizione di fermezza civile. Tuttavia, per dieci anni, è rimasto un confine invalicabile: il dolore privato delle famiglie.

Una scelta dettata dal profondo rispetto verso chi ha perso i propri cari, evitando che quel lutto diventasse uno strumento di battaglia pubblica.

Oggi questo paradigma cambia. L’organizzazione ha compreso che l’indifferenza delle istituzioni e della società civile nasce spesso dalla mancanza di conoscenza. Non vedere e non ascoltare il vuoto lasciato da una vita spezzata permette all’apatia di proliferare, uccidendo quasi quanto l’asfalto stesso. Per combattere questo oblio, l’associazione ha deciso di dare ufficialmente voce ai familiari delle vittime.

Un libro per trasformare la memoria in responsabilità

I racconti raccolti durante l’incontro dello scorso 18 gennaio a Corigliano-Rossano non resteranno confinati in una sala, ma saranno raccolti in un volume dedicato alla memoria civile. Non si tratta di un’opera che cerca compassione, bensì di uno strumento progettato per generare consapevolezza collettiva. L’obiettivo è trasformare il silenzio in un atto di verità che imponga a chiunque una riflessione sulle proprie responsabilità.

Il libro darà finalmente un volto e una parola a madri, padri e figli che per troppo tempo hanno vissuto il proprio dramma nel privato. Attraverso queste testimonianze, la comunità calabrese e nazionale viene chiamata a un confronto diretto con le conseguenze umane di ogni singolo incidente registrato sulla statale.

La lotta contro l’indifferenza collettiva

Il passaggio dal monitoraggio tecnico alla narrazione umana rappresenta il momento più delicato della storia dell’organizzazione. Si tratta di un’evoluzione necessaria per scuotere una realtà che sembra essersi abituata alla tragedia costante. Fabio Pugliese, direttore operativo dell’organizzazione di volontariato, ha chiarito la visione alla base di questa iniziativa durante la presentazione del progetto.

«Se le persone potessero conoscere davvero il dolore di queste famiglie – spiega Fabio Pugliese – difficilmente resterebbero indifferenti. Ed è proprio contro l’indifferenza che dobbiamo lottare oggi».

Dopo dieci anni di impegno instancabile, trasformare il dolore privato in coscienza pubblica diventa l’arma definitiva. Solo l’ascolto autentico di chi resta può spingere una comunità intera a pretendere quel cambiamento che, sulla Statale 106, non può più essere rimandato.