Il passaggio del ciclone Harry sulle coste calabresi ha riacceso con forza il dibattito sulla fragilità del territorio e sull’efficacia delle politiche di prevenzione attuate negli ultimi anni.
La devastazione lasciata dal maltempo ha evidenziato la vulnerabilità di un litorale spesso privo delle difese necessarie per affrontare eventi meteorologici di crescente intensità.
Mentre la presidenza della Regione invoca un intervento strutturale e urgente da parte del Governo nazionale per ottenere nuove risorse destinate alla prevenzione, il dibattito politico si sposta sulla capacità di spesa delle somme già stanziate. Al momento, i fondi ottenuti ammontano a 33.000.000 euro, una cifra considerata da molti osservatori insufficiente rispetto al reale fabbisogno di una regione con centinaia di chilometri di costa esposti all’erosione e alle mareggiate.
La questione dei 65 milioni di euro non spesi
Al centro delle critiche vi è l’utilizzo dei fondi relativi al POR FERS FSE 2014/2020. Si tratta di una dotazione di 65.000.000 euro destinata a interventi integrati per il completamento delle opere di difesa costiera, con particolare riferimento al litorale tirrenico. Nonostante la disponibilità di queste risorse, i lavori sono rimasti fermi per anni, impedendo la messa in sicurezza di tratti cruciali del territorio.
Le contestazioni riguardano la continuità amministrativa del Centrodestra, alla guida della Regione da oltre sei anni, accusata di non aver finalizzato i progetti nonostante l’urgenza dettata dai cambiamenti climatici. Il consigliere regionale Ernesto Alecci ha espresso una posizione netta sulla vicenda: «Occhiuto chiede l’intervento del Governo nazionale, ma la Regione non è stata capace di spendere quelli già a disposizione!».
Le cause dello stallo burocratico
La situazione di paralisi era già stata oggetto di verifiche formali nel corso del 2022. Durante un’interrogazione presentata all’Assessore ai Lavori Pubblici, era emerso che una commissione apposita era stata nominata sin dal 2020 e si era riunita per ben 13 volte senza tuttavia produrre l’avvio effettivo dei cantieri.
Le giustificazioni addotte dagli uffici regionali avevano individuato nelle continue riorganizzazioni della struttura della giunta e nelle ristrutturazioni dei dipartimenti le cause principali del rallentamento. In quella sede era stato ammesso che il tempo trascorso risultava del tutto incoerente con l’urgenza dei fenomeni erosivi in atto. Tale incapacità gestionale ha sottratto al territorio la possibilità di beneficiare di interventi che avrebbero potuto mitigare gli effetti distruttivi dell’ultimo ciclone.



