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Emergenza sanitaria in Calabria: oltre 15 milioni di metri quadrati di tetti in amianto

In Calabria sono stati censiti circa 600 casi di mesotelioma dal 1993 a oggi, un dato che supera le statistiche ufficiali regionali e solleva interrogativi urgenti sulla gestione della salute pubblica e delle bonifiche.

Il quadro è stato delineato da Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona), durante la convention regionale tenutasi a Catanzaro e dedicata a prevenzione e tutela della salute.

Secondo Bonanni, la discrepanza nei numeri deriva dal fatto che molti cittadini calabresi sono costretti a spostarsi in altre regioni, specialmente al Nord, per ottenere diagnosi e cure. Questa migrazione sanitaria non è imputabile al personale medico, ma a carenze strutturali. «Non per inefficienza dei sanitari, ma per insufficienza delle strutture e dei fondi necessari», ha precisato il presidente dell’Ona.

Il peso epidemiologico nelle province calabresi

I dati presentati per il periodo 1993-2025 mostrano un’incidenza preoccupante delle patologie asbesto-correlate su tutto il territorio regionale. La provincia di Cosenza registra tra 190 e 210 casi di mesotelioma, con un indice di mortalità a cinque anni che raggiunge il 93%. A questi si aggiungono circa 400 casi di tumore del polmone legati all’amianto e altrettanti per diverse patologie correlate, superando complessivamente la soglia dei mille casi.

A Reggio Calabria le stime indicano tra 160 e 180 casi di mesotelioma, con la medesima percentuale di mortalità, e un totale di circa 730 pazienti colpiti da malattie legate all’esposizione. Catanzaro segue con circa 90-110 casi di mesotelioma e un totale di 380 patologie complessive. Anche Vibo Valentia presenta numeri significativi, con circa 230 casi totali, di cui fino a 55 riconducibili al mesotelioma.

La criticità del sito di interesse nazionale di Crotone

Il contesto di Crotone appare particolarmente complesso a causa della presenza del Sito di interesse nazionale (Sin). Qui si stimano tra 70 e 90 casi di mesotelioma e circa 300 tumori polmonari. L’oncologo clinico e consulente scientifico dell’Ona, Pasquale Montilla, ha parlato di una vera e propria «convergenza tossicologica». Secondo l’esperto, l’incidenza delle patologie è aggravata dall’esposizione a metalli tossici e dalla «contaminazione da agenti nucleotidi radioattivi», fattori che si sommano all’azione dell’amianto. In totale, nell’area crotonese si contano circa 800 casi di malattie asbesto-correlate, oltre agli effetti di altri agenti cancerogeni.

Oltre 15 milioni di metri quadrati di amianto da bonificare

L’estensione della contaminazione ambientale in Calabria è stata definita «estremamente spaventosa» da Salvatore Siviglia, dirigente generale del dipartimento Ambiente della Regione Calabria. I censimenti attuali indicano la presenza di oltre 15 milioni di metri quadrati di coperture in amianto su tutto il territorio regionale. La criticità non riguarda solo i tetti degli edifici, ma anche i cosiddetti siti orfani e l’abbandono incontrollato di materiali pericolosi.

Ezio Bonanni ha quindi ribadito la necessità di un intervento nazionale coordinato: «per la bonifica e messa in sicurezza del sito di interesse nazionale di Crotone» e, più in generale, «per la bonifica dei territori dove è ancora presente l’amianto, naturalmente all’esito della mappatura completa». L’obiettivo è superare la parzialità dei dati del Registro nazionale e del Cor Calabria, che si concentrano prevalentemente sul mesotelioma, per affrontare l’intero spettro delle malattie causate dalle fibre di asbesto, comprese l’asbestosi e le patologie pleuriche non maligne.