L’atmosfera che si respirava questa mattina al cinema teatro Garden di Rende aveva il sapore di un tempo che molti credevano ormai archiviato, ma che è tornato a manifestarsi con una forza travolgente. Entrando nella sala gremita, la sensazione dominante era quella di un suggestivo salto all’indietro: sembrava quasi che le lancette dell’orologio si fossero fermate a quell’ultima conferenza degli anni Duemila, quando l’appuntamento annuale del sindaco rappresentava il cuore pulsante della vita civile e politica della città. Vedere la platea così assiepata, con cittadini e sostenitori accorsi per ascoltare la visione di Sandro Principe, ha restituito l’immagine di una comunità che ha ritrovato il suo punto di riferimento storico e il suo luogo d’elezione.
A testimoniare l’eccezionalità del momento non c’era solo il calore del pubblico, ma anche una presenza istituzionale di altissimo profilo che ha trasformato l’evento in un vero e proprio forum del territorio. Tra le prime file sedevano numerosi sindaci del cosentino, a dimostrazione di quanto il “modello Rende” continui a esercitare un richiamo autorevole, accanto a esponenti politici di rilievo e rappresentanti delle autorità militari, a suggello di una ritrovata armonia istituzionale. Di particolare rilievo è stata la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, la cui presenza ha ribadito il legame indissolubile e strategico tra l’Ateneo e la città, un asse fondamentale per lo sviluppo futuro della regione.
L’evento, coordinato con la consueta eleganza dal vicesindaco Fabio Liparoti, è stato molto più di una relazione programmatica; è stato un momento di connessione profonda tra il passato glorioso di Rende e le sfide di un futuro ormai imminente. Il sindaco, con la tempra e il carisma di chi ha scritto pagine indelebili del riformismo calabrese, ha riannodato i fili di un discorso iniziato idealmente nel 1981, ribadendo la sua missione originaria di essere la guida di tutta la città, senza distinzioni o barriere.
Un passaggio cruciale della sua analisi ha riguardato la pianificazione del territorio e l’identità stessa del centro urbano. Entrando nel merito del nuovo Piano Strutturale Comunale (PSC), Principe ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta rispetto alle logiche del passato, offrendo una sintesi potente del suo pensiero: “La città non è fatta dalle mura, dai palazzi, ma dai cittadini”. È con questo spirito che l’amministrazione sta lavorando a uno strumento urbanistico che non guarda più a una crescita quantitativa, fatta di cemento e volumi fini a se stessi, ma a una crescita qualitativa. L’obiettivo dichiarato è l’innalzamento della qualità dei servizi per il cittadino, la creazione di spazi vivibili e la rigenerazione di una città che sappia essere accogliente e funzionale prima ancora che estesa.
Il discorso è scivolato fluido toccando le corde della modernità e del pragmatismo. Principe ha parlato di una città che non deve limitarsi a costruire palazzi, ma che deve rigenerare il tessuto sociale attraverso la cultura dell’accoglienza e la valorizzazione dei giovani. In questa ottica, la sfida energetica diventa un pilastro fondamentale: l’idea delle comunità energetiche e del teleriscaldamento non è stata presentata come una semplice soluzione tecnica, ma come una visione per proteggere le famiglie e le imprese dai rincari, rendendo il territorio più attrattivo per i poli di innovazione e intelligenza artificiale.

Verso la conclusione, Principe ha voluto lanciare un messaggio di unità e di prospettiva, invitando l’intero Consiglio comunale a superare i personalismi per il bene collettivo. Con la consapevolezza di chi ha già dato molto alla propria terra, ha dichiarato di voler dedicare questa fase del suo mandato alla costruzione di una nuova classe dirigente, capace di gestire l’innovazione senza mai dimenticare di tendere la mano a chi resta indietro. Al termine dell’incontro, gli applausi scroscianti di un Garden tornato ai fasti di un tempo hanno suggellato non solo il successo di un evento, ma la riaffermazione di un’identità politica che continua a far sentire la sua voce autorevole.



