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L’eroismo di Giovanni Palatucci celebrato a Catanzaro nell’81° anniversario della morte

Nella mattinata odierna, il Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro ha ospitato la cerimonia per l’81° anniversario della scomparsa di Giovanni Palatucci, l’ex Commissario di Pubblica Sicurezza morto nel 1945 all’interno del campo di sterminio di Dachau.

L’evento ha visto la partecipazione delle massime cariche civili e militari, tra cui i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, uniti nel rendere omaggio a un uomo che scelse la coscienza sopra ogni obbligo burocratico.

A nome del Capo della Polizia, è stata deposta una corona di fiori presso il monumento e l’albero di ulivo dedicati al funzionario. Un momento di particolare commozione è stato dedicato anche alla memoria di Mario Finocchiaro, già Questore di Catanzaro, che nel 2021 fu il principale promotore della realizzazione di questo spazio celebrativo.

Le testimonianze e il valore del sacrificio

La figura di Palatucci è stata rievocata attraverso le parole di Rabbi Barbara Aiello, prima donna rabbina liberale in Italia, la quale ha condiviso la testimonianza di una donna ebrea salvata proprio dall’intervento del Commissario. Dopo un canto ebraico che ha chiuso il suo intervento, il Prefetto e il Questore di Catanzaro hanno sottolineato come l’esempio di Palatucci rappresenti ancora oggi una guida per la Polizia di Stato.

Le autorità hanno evidenziato come il rispetto della persona e la legalità intesa come servizio siano i pilastri dell’eredità lasciata dal funzionario, definendolo un esempio di altissimo valore umano che ha dedicato l’esistenza all’affermazione di un mondo più giusto.

Il profilo di un Giusto tra le Nazioni

Nato a Montella nel 1909, Giovanni Palatucci iniziò la sua carriera a Roma prima di essere trasferito, nel 1937, alla Questura di Fiume. In quegli anni drammatici, assunse il ruolo di Questore reggente e scelse di utilizzare il proprio potere per scopi umanitari: distrusse fascicoli anagrafici e creò documenti falsi per sottrarre migliaia di persone alla deportazione.

Nonostante la possibilità di fuggire verso la Svizzera grazie all’aiuto di un amico diplomatico, Palatucci decise di restare al proprio posto fino all’arresto da parte dei nazisti nel 1944. Accusato di cospirazione, morì di stenti e sevizie a Dachau il 10 febbraio 1945, a ridosso della liberazione.

Il suo impegno è oggi riconosciuto a livello internazionale: lo Stato di Israele lo ha inserito nel Giardino dei Giusti dello “Yad Vashem” a Gerusalemme, mentre in Italia è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile nel 1995. Anche la Chiesa Cattolica ne ha riconosciuto la statura morale consacrandolo “Venerabile Servo di Dio” nel 2004. Resta scolpita nella storia la sua visione della missione istituzionale, espressa poco prima della deportazione: “La Polizia significa vita, quella vita che serve ad aiutare il prossimo, la povera gente”.