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Emergenza nel carcere di Reggio: escalation di violenza contro la polizia penitenziaria

Il plesso di Arghillà, a Reggio Calabria, attraversa una fase di profonda crisi sul piano della sicurezza.

Nelle ultime settimane, la struttura è stata teatro di una serie di gravi episodi che hanno messo a repentaglio l’incolumità del personale di polizia penitenziaria. Il sindacato SARAP ha formalizzato una richiesta di intervento urgente ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria, evidenziando una condizione lavorativa ormai al limite della sostenibilità.

Una sequenza ininterrotta di aggressioni

I dati raccolti tra il 27 gennaio e il 9 febbraio delineano un quadro allarmante. In questo breve arco temporale sono stati registrati numerosi atti di violenza che hanno portato al ferimento di nove agenti, tutti costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso. La tensione non accenna a diminuire: nelle ultime ore si sono verificate altre due aggressioni che hanno coinvolto ulteriori tre unità della polizia penitenziaria.

Secondo quanto dichiarato dal sindacato, tali episodi non possono essere considerati come fatti isolati, bensì come la diretta conseguenza di un sistema organizzativo strutturalmente fragile. Il SARAP ha sottolineato come le segnalazioni inviate in passato siano rimaste senza risposte concrete, permettendo il deterioramento del clima interno alla struttura.

Sovraffollamento e carenza di organico

Le radici del problema risiedono in uno squilibrio tra la popolazione detenuta e le risorse umane disponibili. Il sovraffollamento ha raggiunto livelli critici, rendendo le attività di vigilanza estremamente complesse. In diverse occasioni, una singola unità di polizia si è trovata a dover gestire e controllare oltre cento detenuti contemporaneamente.

Questa sproporzione numerica impedisce il rispetto dei minimi standard di sicurezza e si traduce in turnazioni prolungate per gli agenti. Il personale è sottoposto a carichi di lavoro definiti insostenibili, aggravati da uno stato delle strutture giudicato carente sia dal punto di vista logistico che igienico-sanitario. A ciò si aggiunge l’assenza di dotazioni tecnologiche moderne che potrebbero supportare le attività di monitoraggio.

Le richieste alle istituzioni e l’intervento del prefetto

Per fronteggiare questa emergenza, il SARAP ha invocato l’adozione di misure straordinarie. La priorità assoluta è l’invio immediato di personale di rinforzo tramite assegnazioni temporanee e mobilità straordinaria. Si richiede inoltre una revisione strutturale delle piante organiche per garantire una copertura adeguata nel lungo periodo, con particolare attenzione al plesso di Arghillà.

Parallelamente, l’organizzazione sindacale ha annunciato la richiesta di un’audizione urgente presso il prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro. L’obiettivo è portare la questione all’attenzione del tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, trattando la crisi del carcere non solo come un problema interno all’amministrazione, ma come una criticità per l’intero territorio. In mancanza di provvedimenti rapidi, il sindacato ha confermato la volontà di intraprendere ulteriori iniziative presso le sedi istituzionali competenti.