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Omicidio Gaetani, rigettato l’appello della Procura. Accolte le tesi dell’Avv. Enzo Belvedere per Arcidiacono Gianfranco

Il Tribunale di Catanzaro, Seconda Sezione Penale, in funzione di Giudice del Riesame, ha confermato il rigetto della richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti di Gianfranco Arcidiacono. L’indagato resta dunque a piede libero nell’ambito del procedimento relativo all’omicidio di Giuseppe Gaetani, freddato a colpi di arma da fuoco il 2 dicembre 2020 a Cassano allo Ionio. I giudici hanno respinto l’appello presentato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro avverso la precedente decisione del g.i.p..

Il quadro accusatorio e il presunto ruolo logistico

Secondo l’impostazione della Procura, l’omicidio di Gaetani sarebbe maturato nella Sibaritide a seguito di una strategia delle cosche Abbruzzese e Forastefano per eliminare l’intermediario dello storico boss Portoraro e assicurarsi il controllo del territorio. Gianfranco Arcidiacono era stato indicato come colui che avrebbe fornito supporto logistico al gruppo di fuoco. In particolare, l’accusa ipotizzava che l’indagato si fosse occupato di procurare e custodire un telefono cellulare per segnalare ai killer il momento esatto in cui colpire, agendo da intermediario tra i vertici del clan e gli esecutori materiali.

Le tesi della difesa e l’insufficienza dei riscontri

Il collegio giudicante, composto dal Presidente Chiara Ierardo e dai giudici Silvia Manni e Barbara Elia, ha accolto le tesi prospettate dall’avvocato Vincenzo Belvedere. La difesa ha evidenziato la correttezza della valutazione del g.i.p., sostenendo l’impossibilità di configurare un reale apporto dell’indagato al fatto delittuoso.

Il Tribunale ha rimarcato come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non abbiano trovato riscontri adeguati. Sebbene Gianluca Maestri, autoaccusatosi dell’omicidio, avesse indicato Arcidiacono come il destinatario dei messaggi di “via libera” , le dichiarazioni dell’altro collaboratore, Luca Talarico, sono state ritenute prive di contenuto individualizzante. Talarico aveva riferito di aver visto Arcidiacono maneggiare un telefono cellulare vecchio modello in presenza di altri presunti affiliati giorni prima del delitto. Tuttavia, per i giudici, questo episodio non prova che il dispositivo fosse nella disponibilità dell’indagato o che questi fosse a conoscenza del piano omicidiario.

L’ordinanza del Tribunale del Riesame

Nelle motivazioni del provvedimento si legge che è “apodittico asserire che dal breve impiego del telefono nei giorni precedenti al delitto possa trarsi conferma del coinvolgimento di Arcidiacono Gianfranco nella fase organizzativa ed esecutiva dell’omicidio”. Il Tribunale ha concluso che il quadro indiziario raccolto è insufficiente a integrare i gravi indizi di colpevolezza richiesti dalla legge per l’applicazione di una misura restrittiva.