Il recente report Istat relativo al periodo 2021-2023 scatta una fotografia complessa del sistema abitativo italiano, evidenziando un profondo divario tra le diverse aree del Paese. Se da un lato il patrimonio immobiliare nazionale è cresciuto dell’1,4% superando i 35,6 milioni di unità, dall’altro emerge il fenomeno critico delle abitazioni non occupate, particolarmente accentuato nel Mezzogiorno e nelle zone interne.
La fotografia del Mezzogiorno e il caso Calabria
In Calabria il fenomeno delle case vuote appare strutturale. Su un totale di 1.373.980 abitazioni, quelle occupate stabilmente sono 794.849, pari al 57,8%. Di contro, le abitazioni non occupate ammontano a 579.131, ovvero il 42,2% del totale regionale. Questo dato posiziona la Calabria tra le regioni con il minor tasso di occupazione abitativa in Italia, superata solo dal Molise (55,8%) e dalla Valle d’Aosta, che detiene il record negativo con appena il 43,9% di case abitate.
Il Sud Italia si caratterizza inoltre per una composizione del nucleo familiare più numerosa. In Campania (41,5%), Calabria (29,6%) e Sicilia (29,4%) si registrano le percentuali più elevate di famiglie con più di 4 componenti. Tuttavia, proprio in queste aree la desertificazione e la perdita di abitanti stanno riducendo drasticamente le presenze, lasciando un patrimonio immobiliare che, se non curato, rischia un rapido deterioramento.
Distribuzione geografica e tipologia di possesso
A livello nazionale, la distribuzione dei 35,6 milioni di immobili vede quasi 16,5 milioni di unità al Nord, 6,7 milioni al Centro, oltre 8,1 milioni al Sud e circa 4,2 milioni nelle Isole. Le case effettivamente occupate sono 26 milioni, rappresentando il 73% dell’intero patrimonio.
Per quanto riguarda il titolo di godimento dell’abitazione, il censimento permanente del 2023 conferma il legame degli italiani con la proprietà: il 73,9% delle famiglie vive in una casa di proprietà, il 19,6% è in affitto e il 6,5% usufruisce dell’immobile ad altro titolo, come l’uso gratuito. La proprietà è più diffusa nel Nord-est e nelle Isole (74,9%), mentre il valore più basso si riscontra al Sud (72,4%). Il ricorso all’affitto raggiunge invece il picco nel Nord-ovest con il 21,6%.
Coabitazione e divario tra città e aree rurali
Un fenomeno rilevante riguarda le 322.000 abitazioni occupate da circa 700.000 famiglie coabitanti. Il 65% di queste situazioni si concentra nel Centro-Nord, dove la quota di famiglie composte interamente da stranieri è del 14%. Al contrario, nel Mezzogiorno è più frequente la presenza di famiglie di stranieri coabitanti con oltre 4 componenti.
Esiste inoltre una netta differenza legata alla morfologia del territorio:
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Città: tasso di occupazione dell’84,5%.
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Comuni in pianura: tasso di occupazione del 79,8%.
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Zone rurali: tasso di occupazione del 55%.
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Aree di montagna interna: tasso di occupazione del 53,1%.
Il valore economico del mattone
Nonostante le criticità legate allo spopolamento, la casa resta il principale bene rifugio per i cittadini. Secondo i dati del Consiglio nazionale del notariato, nel 2023 il valore complessivo degli immobili di proprietà delle famiglie ha raggiunto i 5.167 miliardi di euro. Si tratta di una cifra imponente, pari a quasi 3 volte il Prodotto Interno Lordo italiano, che sottolinea la centralità del patrimonio immobiliare nell’economia e nel risparmio delle famiglie, nonostante il disequilibrio tra la sovrappopolazione di alcuni centri urbani e l’abbandono delle aree periferiche.



