Prosegue la programmazione degli incontri in remoto promossi dal Circolo Culturale L’Agorà di Reggio Calabria.
Dopo aver approfondito nelle precedenti occasioni il trattato di alleanza tra Reggio e Atene e le vicende legate al tesoro di Sant’Eufemia, l’associazione reggina sposta l’attenzione su un reperto fondamentale per la comprensione del passato magno-greco: l’ascia di San Sosti, nota anche come ascia votiva di Kyniskos.
L’appuntamento, curato dal Presidente del sodalizio Gianni Aiello, sarà disponibile sulle principali piattaforme social a partire da mercoledì 25 febbraio.
Un reperto tra rito e archeologia
L’ascia votiva di San Sosti rappresenta una testimonianza peculiare della metallurgia antica. Si tratta di una scure di bronzo caratterizzata da una doppia funzione morfologica: da un lato si presenta come ascia, mentre dall’altro termina con una forma a martello. Il ritrovamento avvenne nel 1846 in località Casalini della Porta, o Casolari della Porta della Serra, un’area situata nel territorio di San Sosti, in provincia di Cosenza.
Il sito del rinvenimento coincide con i resti dell’antica città di Artemisia, non lontano dal Santuario della Madonna del Pettoruto. La particolarità dell’oggetto risiede non solo nella sua fattura, ma nel valore sacrale che rivestiva all’epoca, legando indissolubilmente il manufatto al contesto votivo del territorio calabrese.
Dalla Calabria al British Museum: le tappe del viaggio
La storia moderna del reperto inizia pochi anni dopo la sua scoperta. Nel 1852 l’ascia fu documentata attraverso un disegno dal letterato e studioso di archeologia vibonese Vito Capialbi. Grazie alla sua segnalazione, l’archeologo napoletano Giulio Minervini pubblicò una descrizione dettagliata del pezzo sul “Bullettino Archeologico Napoletano”.
Le vicende collezionistiche portarono l’ascia lontano dalla sua terra d’origine. Tra il 1857 e il 1860 il manufatto fu acquistato dall’orafo e collezionista romano Alessandro Castellani. Successivamente, l’opera fu messa all’asta a Parigi, dove venne acquisita da Sir Charles Thomas Newton, allora responsabile del Dipartimento delle Antichità del British Museum.
Attualmente, l’ascia di San Sosti è esposta a Londra, presso la sala 73 del prestigioso museo britannico, dove continua a rappresentare uno dei pezzi più significativi della sezione dedicata alle antichità greche e romane.



