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Emergenza spopolamento in Calabria: l’esodo degli anziani segue quello dei laureati

L’ultimo rapporto Svimez, redatto in collaborazione con Save the Children e intitolato “Un Paese, due emigrazioni”, scatta una fotografia impietosa della mobilità umana in Italia.

Il Mezzogiorno, e la Calabria in particolare, continuano a versare un tributo altissimo in termini di capitale umano e risorse finanziarie. Negli ultimi venti anni, 350.000 laureati hanno abbandonato il Sud, e il dato più allarmante riguarda la precocità di questa scelta: la fuga inizia spesso già al momento dell’iscrizione all’università.

Università: la Calabria tra i flussi d’uscita record

Per molti giovani calabresi, il distacco dalla propria terra avviene subito dopo il diploma. Nell’anno accademico 2024/2025, una quota significativa dei 70.000 studenti meridionali che hanno scelto atenei del Centro-Nord proviene proprio dalla Calabria. Insieme alla Basilicata, la regione registra numeri record di mobilità studentesca verso le università settentrionali, con una netta preferenza per le discipline STEM.

Nonostante la Svimez segnali un lieve miglioramento nella capacità attrattiva degli atenei meridionali negli ultimi anni, la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Lazio rimangono le mete predilette. Questo spostamento non è solo un cambio di residenza, ma un anticipo di un addio definitivo che sottrae alle famiglie e al territorio le migliori energie nel pieno della loro formazione.

Una emorragia costante: il costo economico del capitale umano

Il dato calabrese si inserisce in un contesto macroregionale dove, tra il 2002 e il 2024, la quota di laureati tra i migranti meridionali è triplicata, passando dal 20% a circa il 60%. Per la Calabria, questo significa perdere non solo cittadini, ma l’investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione. La Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo della mobilità interna verso il Nord, a cui si aggiunge 1,1 miliardi per chi sceglie l’estero.

Complessivamente, la fuga di cervelli costa al Sud 7,9 miliardi di euro ogni anno. Si tratta di un trasferimento strutturale di ricchezza verso le aree più forti del Paese o verso l’Europa. Nel solo 2024, 23.000 giovani qualificati del Mezzogiorno si sono trasferiti al Centro-Nord, mentre oltre 8.000 hanno varcato i confini nazionali.

La questione di genere e il divario salariale

L’emigrazione intellettuale calabrese e meridionale ha un volto prevalentemente femminile. Dal 2002 al 2024 sono emigrate 195.000 donne laureate dal Sud, superando di 42.000 unità i colleghi uomini. Le ragioni risiedono anche nei profondi divari retributivi: una laureata del Mezzogiorno guadagna in media 1.487 euro mensili a tre anni dal titolo, contro i 1.862 euro di un collega uomo nel Nord-Ovest. Un differenziale di 375 euro che spinge le giovani professioniste a cercare fortuna altrove.

I nonni con la valigia: la mobilità sommersa degli anziani

Accanto ai giovani che partono, emerge un fenomeno nuovo e in rapida crescita in Calabria e nel resto del Sud: quello dei “nonni con la valigia”. Si tratta di anziani che mantengono formalmente la residenza nei comuni d’origine ma vivono stabilmente al Nord per raggiungere figli e nipoti.

Questo fenomeno, che vede i numeri quasi raddoppiati dal 2002 (da 96.000 a 184.000 unità a livello meridionale), nasce da una doppia necessità. Da un lato il supporto ai carichi di cura delle famiglie dei figli emigrati, dall’altro la crescente difficoltà nel ricevere servizi assistenziali e sanitari adeguati nei piccoli centri calabresi, sempre più sguarniti di presidi medici.

Il desiderio di fuga già nell’adolescenza

Le prospettive per il futuro appaiono complesse. Secondo Save the Children, oltre un terzo dei giovanissimi residenti al Sud e nelle Isole desidera spostarsi in altre città, e quasi il 40% valuta l’estero. Per molti adolescenti calabresi che vivono in aree marginali, la fuga non è una scelta, ma viene percepita come l’unica via possibile di riscatto sociale, consolidando un circolo vizioso di spopolamento che le istituzioni faticano a interrompere.