Il 28 febbraio 1968 rappresenta una data spartiacque per la comunità di Santa Maria del Cedro. Cinquantotto anni fa, attraverso un cambio toponomastico, il comune scelse di legare ufficialmente il proprio nome al cedro, trasformando un dettaglio lessicale nel riconoscimento di una vocazione agricola e culturale millenaria.
Quella decisione non fu un semplice atto formale, ma l’affermazione di un elemento fondativo capace di modellare il paesaggio, orientare l’economia e costruire una riconoscibilità internazionale che supera i confini calabresi.
Il cedro non è considerato una mera coltura, ma un pilastro di dialogo e memoria. Nel corso dei decenni, la cedricoltura ha favorito scambi istituzionali e culturali profondi, in particolare con le comunità ebraiche che individuano in questo frutto un valore spirituale universale. Questa intersezione tra terra e sacralità costituisce una delle cifre più autentiche del territorio dell’Alto Tirreno Cosentino.
La visione di Monsignor Gatto e l’eredità culturale
Nella ricostruzione storica di questo percorso, emerge la figura di Monsignor Francesco Gatto. Già parroco di Santa Maria e Presidente della prima cooperativa del cedro, la TUVCAT, Gatto seppe intuire con lungimiranza le potenzialità del prodotto. La sua visione non si fermava alla dimensione produttiva, ma abbracciava una prospettiva di sviluppo territoriale integrato, capace di coniugare economia e religione.
Accanto a lui, il contributo del Professor Franco Galiano, compianto Presidente dell’Accademia Internazionale del Cedro, resta fondamentale per aver sintetizzato il passaggio evolutivo della comunità. Come ricordato dal Presidente del Consorzio del Cedro di Calabria, Angelo Adduci, Galiano affermava: «Siamo passati dalla nobile preistoria alla grande storia». Una frase che racchiude la metamorfosi di un prodotto agricolo in un simbolo di pace e confronto tra culture diverse.
Il ruolo del Consorzio e la proiezione turistica
Il Consorzio del Cedro di Calabria, operando sotto l’egida del Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria, prosegue l’attività di tutela e promozione di questo patrimonio. Attraverso il coordinamento della filiera e le iniziative del Museo del Cedro, la struttura si impegna a trasmettere i saperi tradizionali e a esplorare nuovi scenari internazionali. Il cedro è divenuto il principale marcatore identitario della Riviera, agendo come attrattore turistico capace di dialogare con il patrimonio archeologico ed enogastronomico locale.
L’anniversario del cambio del nome impone tuttavia una riflessione sul presente e sulle questioni strutturali ancora aperte. Secondo Angelo Adduci, la celebrazione deve interrogare la solidità delle prospettive attuali: «Quella del Cedro non è un’eredità statica, ma un impegno quotidiano che si esprime in tre direttrici: tutelare ciò che abbiamo ereditato, valorizzare ciò che siamo diventati, trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio che parla un linguaggio universale».



