L’Arbëria crotonese è un angolo di Calabria dove il tempo sembra aver conservato un’eco antica, quella delle comunità albanesi giunte nel XV secolo.
In questo scenario identitario, il gruppo del CAI Cosenza, insieme ai Mistery Hunters e all’associazione Oncorosa Onlus, è stato ospite di Fili Meridiani per una giornata che ha unito il valore terapeutico del cammino alla scoperta di tradizioni secolari. L’evento di Pallagorio rappresenta una tappa significativa della Montagnaterapia, un approccio del Club Alpino Italiano che utilizza l’ambiente naturale come supporto riabilitativo e socio-educativo.
Il valore del cammino nel recupero oncologico
Al centro dell’iniziativa si colloca il progetto (Onco)rosa Trekking, ideato dalla sezione cosentina del CAI e dedicato specificamente a donne operate al seno. Il percorso mira a favorire il recupero fisico ed emotivo dopo i trattamenti oncologici, utilizzando la condivisione e l’immersione nel paesaggio come strumenti per ricostruire autostima e benessere.
L’oncologa Candida Mastroianni, referente per la Montagnaterapia del CAI Cosenza, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa dichiarando: «L’escursione di oggi si inserisce pienamente nel percorso della Montagnaterapia, che riconosce nelle relazioni umane e nel contatto con l’ambiente uno strumento concreto di benessere e supporto terapeutico. Momenti come questi dimostrano quanto il cammino, la socialità e l’incontro con la bellezza culturale possano generare effetti positivi sul piano fisico ed emotivo». Mastroianni ha poi aggiunto che, nel contesto del progetto (Onco)rosa Trekking, ogni appuntamento «diventa occasione di cura, ascolto e rinascita».
Tradizioni e riti tra le vie di Pallagorio
La giornata è iniziata con una colazione rurale a base di prodotti tipici, seguita dall’omaggio a Giorgio Castriota Skanderbeg, figura centrale dell’identità arbëreshe. Passeggiando per il borgo, i partecipanti hanno potuto approfondire la storia locale attraverso il suono manuale delle campane e il racconto del Pupugheji, un antico rito di comparaggio narrato da Carmela Fazio. La visita ha toccato anche la Chiesa di San Giovanni Battista, custode delle tracce del rito greco-bizantino che ha caratterizzato la spiritualità locale per secoli.
L’arte e la musica hanno scandito il ritmo della visita, in particolare davanti al murale dedicato a Paolo Staltari, dove si è svolta la Vagha, il tradizionale ballo tondo arbëresh accompagnato dal canto di Peppino Siciliani. Alessandro Frontera, guida AIGAE e referente di Fili Meridiani, ha spiegato il senso di questa accoglienza: «Accompagnare i partecipanti in Arbëria significa offrire molto più di una semplice visita. È un viaggio dentro una cultura viva, fatta di lingua, gesti, cucina, musica e spiritualità».
Laboratori esperienziali e memoria storica
Il pomeriggio ha coinvolto i visitatori in attività pratiche per toccare con mano la cultura materiale del territorio. Sono stati realizzati laboratori sulle Dromësat, la tipica pasta benedetta, e sulla tradizione delle uova rosse di derivazione bizantina. Non è mancata la creazione del Morci, il braccialetto di marzo che simboleggia l’arrivo della primavera.
L’esperienza si è conclusa al MUZÉ – Fili Meridiani, uno spazio che raccoglie la memoria visiva e documentale dell’Arbëria. Alfonso Morelli, per i Mistery Hunters e il TAM CAI Calabria, ha tracciato il senso profondo della giornata: «I Mistery Hunters raccontano una Calabria altra, lontana dai grandi riflettori e dalle rotte più battute, fatta di piccoli paesi, storie antiche, riti tramandati e anche di misteri che attraversano i secoli. Il nostro obiettivo, come “Guardiani della Memoria della Calabria”, è far emergere questi territori attraverso contenuti multimediali ed esperienze autentiche».



