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Vertenza Amaco, Usb Cosenza: “Servizio pubblico o profitto privato?”

La vicenda Amaco ha superato i confini della crisi aziendale interna per trasformarsi in un caso politico e sociale che interroga il modello di gestione dei servizi essenziali in Calabria.

L’aggiudicazione della società a un soggetto privato rappresenta, secondo l’Unione Sindacale di Base Lavoro Privato di Cosenza, una rottura netta con il passato. Il passaggio di un’azienda che costituisce patrimonio della collettività nelle mani di un investitore puro avviene in un contesto che il sindacato definisce privo di reali garanzie sia per la cittadinanza che per il personale impiegato.

L’operazione viene contestata non solo nel merito, ma anche nelle modalità d’esecuzione. Si evidenzia infatti una procedura accelerata con una partecipazione limitata, che ha portato a un’aggiudicazione avvenuta in assenza di una concreta concorrenza.

Gli interrogativi sollevati riguardano la natura stessa di questo movimento di mercato: il sindacato si chiede se l’operazione sia stata realmente aperta e competitiva o se, al contrario, sia stata costruita su misura per favorire determinati attori economici.

Le incertezze sugli investimenti e le scadenze del 2027

Un punto centrale della critica mossa dall’Usb riguarda l’entità dell’investimento a fronte di un quadro normativo instabile. Il Consorzio Autolinee ha deciso di impegnare oltre 2.000.000 di euro in un settore, quello del trasporto pubblico locale in Calabria, che dovrà affrontare nuove gare entro il 2027 per evitare la decurtazione dei finanziamenti nazionali. In un panorama privo di certezze sul mantenimento del servizio nel medio periodo, l’esborso di una cifra simile appare anomalo senza l’esistenza di solide garanzie pregresse.

Secondo l’analisi sindacale, se il valore degli asset acquistati supera abbondantemente l’investimento iniziale, emerge il sospetto che il futuro del trasporto locale sia già stato tracciato altrove. Il rischio evidenziato è che il profitto privato venga costruito non attraverso l’efficienza del servizio o la vendita dei titoli di viaggio, le cui tariffe sono regolate, ma agendo direttamente sulla compressione del costo del lavoro e sull’eliminazione della contrattazione di secondo livello.

Impatto occupazionale e richiesta di trasparenza

L’Usb sottolinea come il modello adottato tenda a privatizzare il servizio socializzando i costi, con una riduzione della forza lavoro già prevista in partenza. Questo approccio viene giudicato pericoloso poiché riduce il controllo pubblico su un diritto fondamentale dei cittadini e apre la strada a logiche speculative. La mancanza di una pianificazione pubblica strutturata mette a rischio la tenuta sociale del comparto e la qualità stessa del trasporto urbano.

Alla luce di queste criticità, viene richiesta una trasparenza totale sull’intera procedura di gara e chiarimenti immediati sulle garanzie che sarebbero state concesse all’acquirente. Il sindacato invoca inoltre un ruolo attivo della Regione Calabria affinché il trasporto pubblico non sia trattato come una semplice merce, ma venga tutelato come diritto inalienabile, garantendo la salvaguardia dei livelli occupazionali e la dignità dei lavoratori coinvolti nella transizione.