Il rischio di un conflitto aperto tra Stati Uniti, Israele e Iran scuote i mercati internazionali, innescando una reazione a catena che colpisce borse, materie prime e titoli di stato.
Al centro della crisi si trova lo stretto di Hormuz, snodo vitale per le forniture energetiche mondiali, divenuto l’oggetto di un acceso scontro diplomatico e militare. Il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un ultimatum perentorio a Teheran, chiedendo l’apertura dello stretto entro 48 ore. La replica del governo iraniano non si è fatta attendere: “Se attaccano, lo chiuderemo completamente”.
Crollo delle borse asiatiche e corsa del greggio
L’incertezza sulla stabilità dell’area ha provocato una fuga generalizzata dagli asset rischiosi, con le piazze asiatiche che hanno registrato perdite consistenti. Tokyo ha segnato un calo del 3,48%, mentre Seul è crollata del 6,5%. Pesanti anche i listini cinesi, con Hong Kong in flessione del 4,16%, Shanghai del 3,6% e Shenzhen del 4,19%. I timori degli investitori riguardano soprattutto la vulnerabilità di paesi come Giappone, Corea e India a eventuali interruzioni nelle forniture di greggio.
Parallelamente, i prezzi del petrolio hanno ripreso a salire con decisione. Il Wti con consegna a maggio è scambiato a 100,68 dollari, segnando una crescita del 2,49%. Il Brent, con la medesima scadenza, ha raggiunto i 113,70 dollari, con un avanzamento dell’1,35%. L’instabilità geopolitica sta spingendo i future su Wall Street e le previsioni per le borse europee in territorio negativo, confermando un clima di forte avversione al rischio.
Pressione sui titoli di stato e spread in rialzo
Gli effetti della crisi si fanno sentire anche sul mercato obbligazionario europeo. In Italia, lo spread tra Btp e Bund è balzato a 99 punti base in apertura di settimana, toccando i massimi dallo scorso giugno. Il rendimento del decennale italiano ha superato la soglia del 4%, tornando ai livelli registrati nel luglio 2024. Non rimane immune la Germania: il rendimento del Bund tedesco è salito oltre il 3%, confermando i massimi dal 2011 e testimoniando una tensione che coinvolge l’intero panorama finanziario continentale.



