HomeAttualitàAeroporto di Crotone, domani l'ultimo volo...

Aeroporto di Crotone, domani l’ultimo volo per Treviso tra i silenzi della politica

Mentre dai palazzi della Regione arrivano rassicurazioni su un futuro radioso per gli scali calabresi, a Crotone la realtà atterra con un brusco colpo: domani, 26 marzo, decollerà l’ultimo volo per Treviso. È questo il controsenso insanabile tra le strategie annunciate e i fatti compiuti, denunciato con amarezza dal Comitato Cittadino Aeroporto Crotone.

Proprio nei giorni scorsi, il presidente della Regione Roberto Occhiuto aveva tracciato la rotta per rendere gli scali più attrattivi, parlando di rapporti solidi con vettori come Sky Alps e di interlocuzioni dirette con l’amministratore delegato di ITA Airways per garantire vicinanza al territorio crotonese. Una strategia che, nelle intenzioni, punta ad ampliare l’offerta coinvolgendo anche altre compagnie low cost per nuove rotte. Eppure, nonostante i ragionamenti e i tavoli tecnici, la fascia ionica perde un pezzo importante della sua già fragile rete di collegamenti.

Il silenzio assordante delle istituzioni

Ciò che più ferisce il Comitato, oltre alla perdita materiale della tratta, è l’assenza di una reazione corale. In una terra cronicamente isolata, ci si sarebbe aspettati un grido unanime a difesa del diritto alla mobilità. Invece, intorno alla fine della rotta per Treviso, è calato un silenzio che il Comitato definisce “assordante”.

«Silenzio dai sindaci, silenzio dal presidente della Provincia, rappresentanti in Consiglio Regionale muti e parlamentari non pervenuti», lamentano i cittadini. «Così, nel disinteresse generale, Crotone ha perso una rotta. Potevano fare qualcosa, ma non l’hanno fatto».

Amarezza e promesse

La delusione dei residenti è palpabile. Il contrasto tra le parole di Occhiuto — che chiede alle compagnie di “stare vicine alla Calabria” — e lo stop definitivo del collegamento per il Veneto appare come una beffa per chi vive quotidianamente le difficoltà di spostamento da e per lo scalo pitagorico. Senza un intervento concreto che vada oltre la diplomazia societaria, il rischio è che il piano di rilancio rimanga un’incompiuta mentre, una dopo l’altra, le rotte continuano a sparire.