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Gratteri dopo il referendum: “Non querelerò i giornali, mi ha ripagato il risultato”

Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha espresso la volontà di chiudere la stagione delle polemiche mediatiche seguite al recente referendum sulla giustizia.

Ospite della trasmissione diMartedì su La7, il magistrato ha commentato gli attacchi ricevuti negli ultimi mesi, delineando una linea di distensione basata sull’esito della consultazione elettorale.

Il bilancio dopo gli attacchi mediatici

Gratteri ha ricordato la pressione subita nell’ultimo periodo, sottolineando la frequenza delle critiche ricevute dalla stampa. “Da ottobre ad oggi, mediamente, 5-6 giornali mi hanno attaccato ogni giorno”, ha dichiarato il procuratore. Nonostante ciò, la decisione sul ricorso alle vie legali appare definitiva: “Se li querelerò? Dopo aver vinto il referendum in modo così trasparente, chiaro, sono pronto a voltare pagina e a riscrivere su un foglio bianco la storia”. Il magistrato ha ribadito il concetto con una formula netta: “No, non querelerò i giornali, perché sono stato ampiamente pagato dal risultato del Referendum”.

Le dinamiche interne al Ministero e le dimissioni

L’intervista ha toccato anche il tema delle recenti dimissioni di Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro dai loro incarichi ministeriali. Gratteri ha interpretato tali uscite come una “scelta di sensibilità politica”. Un’attenzione particolare è stata rivolta al ruolo ricoperto da Bartolozzi, definita dal procuratore come il vero “deus ex machina del Ministero della Giustizia”, nonostante il suo profilo tecnico.

La distanza dai festeggiamenti di Napoli

In merito ai cori e alle celebrazioni dei magistrati napoletani dopo la vittoria del No, Gratteri ha mantenuto una posizione di distacco personale, pur contestualizzando l’accaduto. “Io ero in ufficio a lavorare e non festeggio nemmeno il mio compleanno”, ha precisato, aggiungendo tuttavia che l’euforia dei colleghi può essere compresa alla luce della tensione accumulata: “Hanno sofferto tutti tanto, abbiamo avuto paura che questa riforma passasse, non è stata una passeggiata dal punto di vista psicologico”. Pur definendo Napoli una città “effervescente”, ha concluso specificando che tali manifestazioni non appartengono al suo stile e al suo carattere.

Le richieste per il futuro della giustizia

Il procuratore ha infine lanciato un monito alla classe dirigente affinché si cambi metodo nell’approccio alle riforme. L’auspicio è che si abbandoni l’uso sistematico dei decreti legge e delle “riforme di forza”, privilegiando invece il confronto e interventi mirati all’efficienza del sistema. Tra i provvedimenti varati negli ultimi tre anni e mezzo, Gratteri ha promosso esclusivamente quello relativo alla cybersicurezza: “Con cui è possibile indagare un hacker, intercettarlo, arrestarlo e farlo diventare collaboratore di giustizia”.