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Giustizia negata al Sud: basta tagli, la Calabria non può essere abbandonata

La proposta avanzata dall’Associazione Nazionale Magistrati di procedere alla chiusura di numerosi presidi giudiziari sul territorio nazionale, con un impatto diretto sui tribunali di Paola e Castrovillari, solleva una ferma reazione politica e istituzionale.

Non si tratta di una semplice manovra di riorganizzazione burocratica, ma di un arretramento della presenza dello Stato in un’area geografica già segnata da profonde complessità. In una provincia vasta come quella di Cosenza, caratterizzata da criticità infrastrutturali e da una distanza fisica e simbolica tra istituzioni e cittadini, la riduzione dei punti di riferimento della legalità rappresenta un segnale di abbandono per intere comunità.

La Segretaria Provinciale di Italia del Meridione, Annalisa Alfano, ha espresso una posizione netta contro questa ipotesi, definendola una scelta profondamente errata che costringerebbe cittadini, professionisti e forze dell’ordine a percorrere lunghe distanze per vedere garantita la tutela dei propri diritti. Secondo l’esponente politica, la logica del risparmio non può essere applicata a un settore vitale per la convivenza civile.

Un presidio di legalità da rafforzare e non da smantellare

La visione proposta da Italia del Meridione non si limita alla difesa dell’esistente, ma rilancia la necessità di una ricostruzione della rete giudiziaria provinciale. L’assenza di presidi precedentemente soppressi, come quelli di Scalea e Corigliano Rossano, continua a pesare quotidianamente sull’efficienza del sistema e sulle necessità degli operatori del diritto. Invece di procedere a nuovi tagli basati su criteri puramente numerici, il territorio necessiterebbe di un potenziamento delle strutture attuali e della riapertura di quelle chiuse negli anni passati.

La giustizia deve essere considerata un pilastro fondamentale della società e non un semplice capitolo di spesa da razionalizzare. Allontanare i tribunali dai cittadini significa indebolire la percezione dello Stato come entità presente e credibile, favorendo involontariamente un senso di marginalità che la provincia di Cosenza non può permettersi di accettare.

L’appello alle istituzioni e la mobilitazione del territorio

Di fronte a quello che viene descritto come un possibile smantellamento della giustizia locale, emerge la richiesta di una presa di posizione corale da parte di tutti i livelli istituzionali. Dai sindaci ai parlamentari eletti nel territorio, fino all’amministrazione provinciale e regionale, la chiamata è a una difesa ferma di una giustizia che sia vicina, accessibile ed efficiente.

“Questa non è una questione che riguarda qualcuno: riguarda tutti”, ha dichiarato Annalisa Alfano, sottolineando come la battaglia in corso non abbia un colore politico ma riguardi la dignità stessa dei territori. Italia del Meridione ha annunciato che si porrà in prima linea in ogni sede istituzionale per contrastare i tagli e promuovere una visione dello Stato che torni a investire nella sua presenza concreta sul territorio calabrese, rifiutando l’idea che la provincia di Cosenza possa essere trattata come una zona marginale del Paese.