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Pensioni in Italia: quasi 10 milioni di assegni sotto i 750 euro

Il quadro del sistema previdenziale italiano al 1° gennaio 2026 rivela una realtà complessa, segnata da un aumento dei trattamenti erogati ma anche da una persistente fragilità economica per una fetta significativa della popolazione.

Secondo i dati Inps, si contano complessivamente 21.257.999 pensioni, con una crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il dato più allarmante riguarda l’entità degli assegni: il 47,5% dei trattamenti totali, pari a circa 9,7 milioni di prestazioni, non raggiunge la soglia dei 750 euro mensili, posizionandosi di fatto al di sotto della soglia di povertà.

La spesa previdenziale e la natura dei trattamenti

Il costo complessivo delle pensioni italiane ha raggiunto i 353,5 miliardi di euro. La parte preponderante, circa 325 miliardi, è coperta dalle gestioni previdenziali, che hanno registrato un incremento del 2,3%. Le gestioni assistenziali incidono invece per 28,5 miliardi di euro, segnando una crescita più marcata del 5,6% rispetto al 2025. Nel dettaglio, il 79,2% delle prestazioni è di natura previdenziale (16.840.238), mentre il restante 20,8% (4.417.761) riguarda interventi di natura assistenziale.

Tra le prestazioni previdenziali spiccano le pensioni di vecchiaia, che rappresentano il 70,7% del totale, seguite dai trattamenti ai superstiti (24,5%) e dall’invalidità previdenziale (4,9%). Sul fronte assistenziale, la maggioranza assoluta è costituita dai trattamenti di invalidità civile (79,3%), mentre il 20,7% è rappresentato da assegni e pensioni sociali.

Le disparità di genere e gli importi degli assegni

L’analisi dei redditi pensionistici evidenzia un profondo divario tra uomini e donne. Queste ultime rappresentano il 54% di chi vive con meno di 750 euro al mese. Nello specifico, il 53,7% delle pensioni erogate alle donne rientra nella fascia più bassa (oltre 6,3 milioni di trattamenti), contro il 35,5% degli uomini.

La forbice si allarga ulteriormente guardando agli assegni più elevati: solo il 2,4% delle donne percepisce una pensione superiore ai 3.000 euro, a fronte dell’11,8% della platea maschile. Un dato significativo riguarda anche le pensioni integrate al minimo, che valgono appena 595,31 euro e vengono percepite da 2.043.536 italiani. Tale importo risulta spesso insufficiente a coprire le spese essenziali per l’abitazione, le utenze, l’alimentazione e le cure mediche.

Geografia e flussi delle nuove liquidazioni

La distribuzione territoriale mostra una concentrazione del 46,6% delle pensioni nel Nord Italia, seguito dal Sud e dalle Isole (31,8%) e dal Centro (19,7%). In termini monetari, il Nord assorbe il 51,6% della spesa complessiva. L’età media dei pensionati si attesta a 74,3 anni, con le donne mediamente più anziane (76,3 anni) rispetto agli uomini (71,9 anni).

Nel corso del 2025 sono state liquidate 1.540.943 nuove pensioni, con una flessione dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Di queste, il 54,2% è di natura previdenziale. L’impatto economico delle nuove prestazioni ammonta a 18,6 miliardi di euro. Tra le nuove liquidazioni assistenziali, la quasi totalità (92,1%) è rappresentata da trattamenti di invalidità civile, confermando la pressione crescente sul sistema di welfare nazionale.