La celebrazione del Giovedì Santo nella diocesi di Cassano all’Ionio ha assunto quest’anno un significato profondo, trasformandosi in un segnale di vicinanza per chi sta ancora affrontando le conseguenze del fango.
Monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi e vicepresidente della Cei, ha scelto di celebrare la messa della Cena del Signore con il rito della lavanda dei piedi in contrada Lattughelle. Si tratta di una delle zone più colpite dall’esondazione del fiume Crati avvenuta nelle scorse settimane, dove la furia dell’acqua ha investito abitazioni e la piccola chiesa locale, proprio mentre era interessata da lavori di ristrutturazione.
Il ricordo del dramma e lo smarrimento della comunità
Durante l’omelia, il presule ha ripercorso i momenti critici dell’emergenza, definendo l’evento come un vero e proprio naufragio collettivo. Le sue parole hanno evidenziato non solo i danni materiali subiti dalle strutture, ma soprattutto il carico emotivo che grava sui residenti. “Queste case e questa piccola ma bella chiesa dove erano in atto i lavori di ristrutturazione sono state completamente alluvionate”, ha dichiarato monsignor Savino, richiamando l’attenzione sul senso di angoscia e precarietà che ancora segna la quotidianità delle famiglie coinvolte.
Interrogativi sulla ripresa e la sfida della ricostruzione
A quasi due mesi dal disastro, il vescovo ha voluto porre l’accento sulla fase attuale, quella della riorganizzazione della vita quotidiana, che appare complessa e non priva di ostacoli. Savino ha rivolto alla comunità e alle istituzioni una serie di interrogativi diretti: “Tra poco celebreremo i due mesi da quella data storica e la domanda che si impone è: come va la ripresa? Come va la ripresa della vita? Come si stanno riorganizzando, soprattutto, le famiglie che più hanno subito il disastro di questa alluvione?”. L’obiettivo del presule è spostare il focus dalla gestione della prima emergenza alla necessità di un accompagnamento costante nel lungo periodo.
L’invito a una speranza organizzata
Nonostante la gravità della situazione, il messaggio pastorale è stato improntato alla fiducia, rifiutando ogni forma di rassegnazione. Monsignor Savino ha esortato i fedeli a non cedere al pessimismo, sottolineando che la speranza deve tradursi in azioni tangibili e presenza sul campo. “È chiaro che non dobbiamo cedere assolutamente al catastrofismo o al pessimismo”, ha affermato, aggiungendo che la risposta della Chiesa deve essere “organizzata e testimoniata” attraverso un sostegno reale che non lasci spazio alla solitudine dei danneggiati.
La presenza della Chiesa e la collaborazione istituzionale
La scelta di officiare il rito della Cena del Signore tra le case ancora segnate dall’alluvione è stata definita dal vescovo come un atto di testimonianza sincera. Rivolgendosi agli abitanti di Lattughelle, ha voluto ribadire l’impegno della diocesi nel percorso di rinascita del territorio.
“Ho voluto essere qui per dirvi, con tutta la sincerità possibile e nonostante i nostri limiti, che la Chiesa c’è, che noi ci siamo e vogliamo collaborare anche con il Comune di Cassano”, ha sottolineato Savino. Il richiamo finale è stato al principio di sussidiarietà, inteso come unione di intenti tra realtà ecclesiale e istituzioni civili per garantire che nessuno venga abbandonato durante la ricostruzione.



