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Offensive sul web contro l’ex governatore Oliverio: la Procura di Cosenza cerca i responsabili

L’attività investigativa scaturita dall’esposto presentato dall’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, segna un nuovo passaggio con la recente audizione dello stesso presso gli uffici della Polizia Postale di Cosenza.

Gli approfondimenti, disposti dalla Procura della Repubblica di Cosenza, puntano a verificare la fondatezza dei contenuti riportati nella denuncia riguardante la presunta diffusione di messaggi lesivi dell’immagine personale e politica dell’ex governatore attraverso le piattaforme social.

Focus su profili anonimi e pagine Facebook

Le indagini si stanno concentrando in modo particolare su una serie di account, pagine e profili Facebook che operano sotto identità non chiaramente identificabili. Si tratta di spazi digitali spesso schermati da pseudonimi o sigle, utilizzati secondo l’ipotesi accusatoria per veicolare informazioni ritenute false, offensive o calunniose. La documentazione depositata mira a ricostruire la genesi di tali contenuti per risalire alla reale identità degli autori dei messaggi pubblicati in rete.

Attività istruttoria e verifiche tecniche

L’audizione di Mario Oliverio costituisce un elemento centrale della fase istruttoria finalizzata ad approfondire gli elementi già trasmessi alla magistratura. Il lavoro investigativo è attualmente orientato alla verifica tecnica e documentale del materiale indicato nell’esposto. Gli inquirenti intendono accertare se dietro l’uso di questi account anonimi si celi un’azione sistematica finalizzata all’aggressione pubblica, con potenziali risvolti penali legati alla diffamazione online.

Le dichiarazioni di Mario Oliverio

L’ex governatore ha commentato lo sviluppo degli accertamenti manifestando piena fiducia nell’operato delle autorità.

“Sono certo che le indagini in corso faranno emergere nomi e cognomi di quanti si nascondono dietro falsi nomi e sigle per diffondere false informazioni e gratuite calunnie”, ha affermato Oliverio. L’ex presidente della Regione ha inoltre sottolineato come l’uso dei social network si sia trasformato, negli ultimi anni, in uno strumento di aggressione personale, contribuendo a una degenerazione del confronto pubblico e civile sul territorio.