Il via libera del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, alle pre-intese tra il Governo e alcune Regioni del Nord in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica ha scatenato una durissima reazione politica.
Le forze di minoranza parlano apertamente di un tradimento del territorio, temendo che l’accelerazione sull’autonomia differenziata possa sancire definitivamente una divisione insanabile tra i servizi garantiti nelle diverse aree del Paese.
A guidare l’attacco è Pasquale Tridico, capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, che ha espresso una netta condanna per la posizione assunta dalla giunta regionale. Secondo l’esponente pentastellato, il voto favorevole rappresenta una concessione pericolosa verso un modello che rischia di cristallizzare le disuguaglianze, a discapito dei cittadini calabresi e dei loro diritti fondamentali.
L’allarme di Tridico sul divario tra Nord e Sud
Il cuore della critica riguarda la capacità delle Regioni più ricche di gestire in autonomia la sanità, aumentando il divario con le realtà meridionali. Pasquale Tridico ha sottolineato come questo meccanismo permetterà alle amministrazioni settentrionali di agire con una forza finanziaria superiore: “Potranno pagare di più il personale sanitario, offrire prestazioni aggiuntive e investire in modo autonomo nelle proprie strutture”.
Questa disparità di risorse si rifletterebbe direttamente sulla qualità dell’assistenza, con la Calabria destinata a restare indietro. Tridico ha inoltre rivolto un’accusa politica diretta al governatore calabrese, affermando: “Invece di battersi, Occhiuto si siede al tavolo ed esegue ordini che arrivano dal suo partito, da Roma, dal Nord”. Il timore è che la scelta porti a una carenza cronica di medici e infermieri, spinti a emigrare verso territori con maggiori capacità d’investimento, aggravando ulteriormente le liste d’attesa e la fragilità dei servizi.
La preoccupazione per la sanità pubblica e i servizi territoriali
Il dibattito si sposta sulla tenuta del sistema sanitario regionale, già segnato da profonde criticità. Vittoria Baldino, deputata del M5S, ha definito la mossa di Occhiuto come un baratto politico fatto per favorire il governo centrale e le amministrazioni settentrionali. Baldino sostiene che esistano modelli alternativi basati sul rafforzamento del sistema pubblico nazionale, piuttosto che sulla frammentazione regionale delle competenze.
Dura anche la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra. Fernando Pignataro ha descritto l’accaduto come “una delle pagine più brutte del regionalismo”, parlando di una linea politica secessionista e chiedendo le dimissioni del governatore. Dal Partito Democratico, Mimmo Bevacqua ha ribadito la necessità di un movimento di difesa della sanità pubblica per preservare la coesione nazionale.
Anche dai sindaci del territorio giungono segnali di allerta. Michele Conìa, primo cittadino di Cinquefrondi, ha evidenziato il rischio che le Regioni attivino fondi sanitari integrativi, creando di fatto un sistema a due velocità con cittadini di serie A e di serie B a seconda della residenza geografica.
Accuse di incoerenza e richiesta di confronto in aula
L’ultimo fronte di polemica riguarda la coerenza della linea politica della giunta. Francesco Intrieri, dei Democratici progressisti meridionalisti, ha ricordato come in passato Occhiuto avesse garantito che l’autonomia sarebbe stata discussa solo dopo aver colmato i divari territoriali e garantito i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Secondo Intrieri, il voto sulle pre-intese smentisce categoricamente questi impegni.
Le opposizioni ora chiedono formalmente che il presidente della Regione riferisca in Consiglio regionale. L’obiettivo è ottenere chiarimenti sulle ragioni di una scelta che, secondo i critici, mette a rischio il futuro della sanità calabrese e l’equilibrio dei diritti tra Nord e Sud del Paese.



