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Protezione dei minori in rete: il Governo accelera sullo stop ai social sotto i 15 anni

Il contrasto al disagio giovanile e ai pericoli del mondo digitale entra in una nuova fase operativa. Dopo il vertice a Palazzo Chigi guidato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, l’esecutivo ha delineato le linee guida di un nuovo disegno di legge volto a impedire l’accesso ai social network e alle piattaforme di condivisione video ai minori di 15 anni. La misura, contenuta nell’articolo 7 del testo in esame, punta a superare i divieti teorici già esistenti introducendo sistemi di verifica e controllo tecnico più stringenti.

L’accelerazione impressa dal governo segue i recenti e drammatici fatti di cronaca, tra cui l’aggressione ai danni di una docente a Trescore Balneario. L’obiettivo dichiarato è la tutela dei giovanissimi da contesti digitali spesso dominati da odio e aggressività, fenomeni che, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, contribuiscono all’isolamento dei ragazzi e alla perdita di contatto con la realtà.

I pilastri del nuovo disegno di legge

Il provvedimento si articola in dieci punti e prevede il coinvolgimento diretto di produttori di dispositivi, operatori di comunicazione e famiglie. A differenza del modello australiano, il governo italiano sembra intenzionato a scartare l’ipotesi dei controlli biometrici, giudicati troppo invasivi, puntando invece su sistemi di controllo parentale obbligatori.

Le nuove norme imporrebbero l’attivazione automatica di profili protetti al momento della configurazione dei dispositivi e la creazione di pacchetti junior da parte dei fornitori di servizi. Questi sistemi dovranno garantire funzionalità minime di sicurezza, quali:

  • La limitazione del dispositivo alle sole chiamate vocali e ai numeri di emergenza.

  • L’uso di messaggistica limitato esclusivamente a contatti autorizzati.

  • Il blocco preventivo di siti con contenuti ritenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico.

  • La memorizzazione della cronologia dei siti visitati.

Sanzioni e responsabilità genitoriale

Il ddl stabilisce che solo al compimento del quindicesimo anno di età (con l’ipotesi di abbassare la soglia a 14 anni) sarà permessa l’iscrizione autonoma alle piattaforme social. Resta comunque ferma la facoltà dei genitori di monitorare e limitare l’attività online dei figli anche dopo tale soglia. Per contrastare l’elusione delle norme, il testo prevede sanzioni amministrative per i genitori inadempienti, confermando la volontà politica di rendere le famiglie parte attiva nel processo di vigilanza digitale.

Il dibattito politico e le opposizioni

Nonostante la convergenza sull’urgenza del tema, non mancano le critiche da parte delle opposizioni. Esponenti del Partito Democratico, tra cui Filippo Sensi e Marianna Madia, hanno sollevato dubbi sulle tempistiche e sulle modalità del governo. In particolare, è stato richiamato il precedente di una proposta bipartisan (Madia-Mennuni-Malpezzi) che era già in fase avanzata di discussione prima di subire uno stop.

Il ministro Valditara si è detto comunque ottimista sulla fattibilità tecnica delle soluzioni in fase di studio, ribadendo la determinazione dell’esecutivo nel presentare una proposta che non consenta aggiramenti. “Esiste un disagio che è in larga misura legato al mondo Internet e dei social”, ha dichiarato il ministro a La Stampa, aggiungendo che “come governo dobbiamo proteggere i più giovani dai pericoli dei social e del web”.