Un errore nei sistemi di calcolo dell’Inps apre ora la strada a una stagione di ricalcoli e rimborsi per una specifica platea di pensionati del settore pubblico.
L’Istituto ha ammesso che, per una parte dei dipendenti statali andati in pensione di vecchiaia a partire dal 1° gennaio 2024, il trattamento è stato liquidato applicando criteri più penalizzanti rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente. Il risultato è che molti assegni sono stati emessi con importi inferiori al dovuto, rendendo necessaria una revisione d’ufficio delle pratiche.
La problematica riguarda i lavoratori iscritti ad alcune gestioni storiche della Gestione Dipendenti Pubblici: la Cpdel (enti locali), la Cps (settore sanitario), la Cpi (insegnanti di scuole parificate) e la Cpug (ufficiali giudiziari).
Le ragioni del mancato aggiornamento nei calcoli
La questione affonda le radici nelle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2024. Inizialmente, la manovra prevedeva una stretta sul calcolo delle quote retributive per un’ampia platea di pensionati pubblici. Tuttavia, durante l’iter legislativo, il perimetro della norma era stato ridotto, stabilendo che il meccanismo meno favorevole dovesse essere applicato esclusivamente ai casi di pensione anticipata.
La distinzione tra uscita anticipata e pensione di vecchiaia non è stata però recepita correttamente nelle procedure di liquidazione dell’Inps. Di conseguenza, anche molti lavoratori usciti con i requisiti ordinari di vecchiaia hanno subito il taglio previsto per le anticipate, pur non dovendo esserne colpiti.
I soggetti interessati dalla ricostituzione dell’assegno
Il ricalcolo non riguarda la totalità dei dipendenti pubblici, ma una categoria circoscritta secondo parametri precisi. La revisione interessa chi è andato in pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2024, è iscritto alle casse Cpdel, Cps, Cpi o Cpug e, alla data del 1° gennaio 1996, vantava un’anzianità contributiva inferiore a 15 anni. Si stima che le posizioni da verificare siano nell’ordine delle decine di migliaia, sebbene manchi ancora un dato ufficiale definitivo sulla platea totale dei coinvolti.
Cosa accadrà agli assegni e l’entità dei rimborsi
Per ottenere la correzione non sarà necessario presentare una nuova domanda. L’Inps procederà alla ricostituzione d’ufficio del trattamento. Questo intervento produrrà due effetti immediati per il pensionato: l’adeguamento dell’importo mensile futuro e il versamento di un conguaglio per le somme maturate e non riscosse finora. Agli arretrati potranno aggiungersi gli interessi legali e, dove previsto, la rivalutazione monetaria.
L’impatto economico complessivo dell’operazione è valutato in diverse decine di milioni di euro. Tuttavia, il valore del singolo rimborso varierà sensibilmente in base alla storia contributiva individuale e alla decorrenza della pensione. In alcuni casi il recupero sarà di entità contenuta, mentre per altre posizioni la differenza tra il metodo errato e quello corretto potrebbe generare rimborsi di consistenza rilevante.
La strategia consigliata ai pensionati
Il suggerimento per chi rientra nei requisiti è di monitorare regolarmente il proprio fascicolo previdenziale e i cedolini mensili sul portale dell’Istituto per rilevare variazioni degli importi o l’accredito degli arretrati. Qualora la revisione automatica non dovesse concretizzarsi in tempi brevi, resta valida l’opzione di rivolgersi a un patronato o ai canali di assistenza Inps per sollecitare una verifica della propria posizione e assicurarsi che il diritto al ricalcolo venga correttamente esercitato.



