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Gratteri avverte il centrosinistra: “il No al referendum non è un’esclusiva del campo largo”

Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, è intervenuto durante la trasmissione Otto e mezzo su La7 per offrire una lettura ponderata dell’esito referendario, mettendo in guardia le forze politiche da interpretazioni parziali o eccessivamente trionfalistiche. Secondo il magistrato, il risultato emerso dalle urne non può essere considerato una vittoria esclusiva di uno schieramento, ma rappresenta un segnale complesso che richiede equilibrio e responsabilità istituzionale.

L’esperienza personale e la tenuta della magistratura

Per Gratteri, i mesi della campagna elettorale hanno rappresentato un significativo banco di prova, caratterizzato da forti pressioni e attacchi mediatici. Nonostante il clima di scontro, il procuratore ha dichiarato di aver tratto forza da questa esperienza: “Dal referendum sono uscito più forte e più sicuro. Mi è servito a conoscere il genere umano, le persone che mi stanno attorno. Mi sono allenato a resistere allo stress”.

Un aspetto centrale della riflessione ha riguardato il ruolo attivo svolto dai colleghi magistrati, i quali hanno scelto di confrontarsi direttamente con la cittadinanza senza andare oltre le proprie competenze. Gratteri ha lodato questa apertura, definendo positivo il fatto che i magistrati siano usciti a parlare con le persone, contribuendo a un dibattito pubblico su temi fondamentali per il funzionamento delle istituzioni e della giustizia.

Il monito al centrosinistra sulla natura del voto

Il magistrato ha criticato apertamente la fretta con cui alcune aree del centrosinistra hanno rivendicato la vittoria durante lo spoglio delle schede. Gratteri ha sottolineato come il fronte del No abbia raccolto consensi eterogenei che non possono essere ascritti a una singola area politica. “Tutti quei voti al No non sono al centrosinistra; ci sono almeno 3 milioni di voti che arrivano dal centrodestra”, ha spiegato, suggerendo che una parte dell’elettorato abitualmente vicino alla maggioranza abbia espresso una posizione critica nel segreto dell’urna.

L’invito rivolto ai leader politici è quello di abbandonare l’autocelebrazione e di non utilizzare il risultato come una scorciatoia per dinamiche interne ai partiti o per proiezioni elettorali immediate. Secondo il procuratore, è necessaria una maggiore aderenza alla realtà e una prudenza che eviti di trasformare il voto in una competizione tra fazioni.

Il rapporto con l’esecutivo e le criticità del sistema

Rivolgendosi al governo, Gratteri ha suggerito un cambio di rotta nei rapporti con l’ordine giudiziario, sostenendo che una strategia basata sullo scontro costante non sia vantaggiosa per la stessa maggioranza. “Penso che, visti i risultati, al governo non convenga continuare ad attaccare la magistratura. L’arroganza e l’aggressività non pagano, ce lo ha spiegato questo risultato elettorale”, ha affermato nel corso dell’intervista.

Il ragionamento si è poi esteso alla vulnerabilità della politica odierna, resa più fragile, secondo il procuratore, dall’abolizione del finanziamento pubblico. Questa condizione esporrebbe i partiti al rischio di infiltrazioni da parte di figure ambigue, specialmente in un contesto in cui la criminalità organizzata ha assunto sembianze imprenditoriali e meno riconoscibili rispetto al passato. “Spesso nelle nostre indagini li abbiamo visti tutti seduti allo stesso tavolo, assieme anche alla politica”, ha ricordato, evidenziando la necessità di una selezione della classe dirigente più rigorosa e lontana dai cosiddetti cerchi magici.

Le priorità per il fine legislatura

In conclusione, Gratteri ha tracciato una possibile agenda per il periodo rimanente della legislatura. L’appello alle istituzioni è quello di superare le tensioni e concentrarsi su interventi strutturali che la cittadinanza attende. “Penso che quest’anno e mezzo di legislatura che rimane sarebbe bene che il governo lo utilizzasse per fare riforme che servono a velocizzare i processi e a investire”, ha dichiarato, ponendo l’accento sull’efficienza del sistema giudiziario come reale priorità per il Paese.